L’uso dei social media da parte delle aziende italiane: Il SocialMediAbility delle aziende di Moda
July 7, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
L’efficacia e il valore dei prodotti formativi è proporzionale alla capacità degli stessi di comprendere le necessità del mercato e i contesti culturali e occupazionali all’interno dei quali esso va a inserirsi. Questo è particolarmente vero quando si tratta di formazione “executive” dove i contenuti formativi sono connessi con i processi di innovazione.
E’ sulla base di questa convinzione che il Master in Social Media Marketing & Web Communication della Scuola di Comunicazione Iulm sta sviluppando una ricerca sui processi di adozione e sull’utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane. Per superare i limiti di rappresentatività che penalizzano le rilevazioni basate sulle risposte ottenute dai sondaggi “lanciati” online (la forma che hanno molte indagini sul tema, italiane e straniere, tra cui alcune divenute molto note attraverso la rete), l’indagine ha una struttura complessa che si basa su tre fasi: analisi desk, sondaggio online e interviste cati.
La fase desk, attualmente in corso, prende in considerazione sei diversi settori: moda, alimentare, hospitality, servizi pubblici, banche e tecnologico. Per ciascun settore vengono analizzate 120 aziende (per un campione complessivo di 720 casi) ulteriormente segmentate per dimensioni (40 “grandi”, 40 “medie” e 40 “piccole”; l’attribuzione dimensionale viene effettuata in relazione ai dati di fatturato, con classi differenziate in relazione allo specifico di ciascun settore analizzato). Estraendo casualmente da ciascuna classe le 40 aziende da analizzare, l’indagine ricostruisce la presenza che le stesse si sono date (o non date) nel web e nei principali social media (Facebook, Youtube, Twitter, blog, Flickr, Linkedin).
Attraverso una scheda di analisi appositamente messa a punto, vengono valutati aspetti sia quantitativi che qualitativi della presenza social dell’azienda/brand (tra cui, ad esempio, il numero dei canali attivati, il tempo da cui lo sono, le attività dell’azienda sull’unità di tempo, il numero degli iscritti, ecc.) la cui ricomposizione sintetica consente di valutare le tre principali dimensioni sulla cui base si può valutare l’uso più o meno strategico dei social media da parte dell’azienda: orientamento 2.0, gestione, efficacia delle azioni adottate.
La misura di queste tre dimensioni permette di ricostruire quello che abbiamo definito l’indice di SocialMediAbility dell’azienda stessa. Rappresentabile graficamente sotto forma di un triangolo, l’indice SocialMediaAbility permette di ricostruire e rappresentare in maniera sintetica il livello di sviluppo delle attività di social media marketing messe in atto dalla singola azienda e di confrontarla con quella di altre aziende o dell’intero settore. Un esempio, tratto dai dati relativi al settore Moda, oltre a fornire importanti spunti di riflessione su come si sta sviluppando l’uso del social media marketing nei fashion brand italiani, può aiutare ad illustrare il modello di analisi adottato.
Le 120 aziende di settore analizzate (40 per ciascuna delle tre dimensioni considerate), distribuite su tutto il territorio nazionale, comprendevano naturalmente i principali brand presenti sullo scenario nazionale e globale di settore. Dai risultati raccolti emerge come:
- nessuna azienda di piccole dimensioni faccia uso di social media;
- solo il 10% di quelle medie ha attivati canali di comunicazione/relazione di questo tipo;
- mentre sono già l’87,5% le aziende grandi attive in questo senso;
- tuttavia, solo il 27% di queste ultime ha linkato gli ambienti social al sito del brand, a dimostrazione di un atteggiamento culturale nei confronti di questo genere di mezzi ancora in via di definizione e, per certi aspetti, ambivalente.
D’altra parte, è vero che le logiche “social” rappresentano un cambiamento radicale dei modelli di fare comunicazione e dunque, in un certo senso, di essere dell’azienda, che assume implicazioni specifiche e complesse nel caso dei fashion brand. Come il processo di “adozione” dei social media stia procedendo in maniera piuttosto eterogenea e non senza elementi di contraddizione all’interno del settore è ulteriormente dimostrato dal tipo di uso che i grandi brand fanno di tali mezzi, in molti casi davvero poco strategico e distonico rispetto alle logiche e alle grammatiche dei diversi canali social.
L’indice di SocialMediAbility relativo a 40 tra i principali fashion brand nazionali sintetizza in modo piuttosto efficace questa realtà: rispetto ai tre indicatori (Orientamento 2.0, Gestione ed Efficacia) valutati su una scala da 0 a 10, i punteggi medi ottenuti da tali aziende sono rispettivamente di 3, 2, 2, a dimostrazione di una qualche iniziale volontà ad affrontare tali ambienti, a cui tuttavia corrispondono pratiche di gestione ancora piuttosto embrionali e poco strategiche, scarsamente efficaci e poco in grado di tradursi in risultati di un qualche rilievo.
Il completamento di questa fase dell’indagine consentirà di sviluppare confronti tra i diversi settori e di valutare il significato dello scenario relativo al comparto moda da una prospettiva contestuale e di scenario.
3 Falsi Miti sui Social Media da Sfatare
May 14, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Mercoledì 12 maggio, si è svolto un seminario organizzato dall’Ambasciata USA in Italia in collaborazione con Ninja Marketing e Capitale Digitale, destinato ad esperti di comunicazione online e ad aspiranti imprenditori. Fortunatamente l’evento era fruibile anche in live streaming per cui chi, come me, non ha potuto seguire il seminario in loco, ha comunque potuto partecipare attivamente via web (era anche possibile porre domande ai relatori in diretta).
L’incontro, introdotto dal Viceo Capo Missione USA Elizabeth Dibble, ha visto l’intervento di Merlin Mann, scrittore ed esperto statunitense di Social Media che si è collegato da San Francisco, e Alex Giordano, fondatore di Ninja Marketing ed esperto di marketing non convenzionale.
Merlin Mann, con freschezza e chiarezza d’esposizione, ha elencato subito i tre falsi miti sui social media su cui molto spesso cadono imprenditori, piccole aziende e più in generale tutti coloro che hanno poca dimestichezza con i nuovi linguaggi della rete:
- I Social Media sono una cosa da ragazzini!
- I Social Media? Tutta una questione di marketing e PR gratuiti!
- Con i Social Media ho il controllo assoluto del messaggio!
Secondo Mann, in generale la percezione del grande pubblico su questi temi è del tutto sbagliata. I social media non hanno il compito di fungere da surrogato o sostituto di amicizie e di esperienze di vita “reali” bensì hanno la funzione di connettere le persone ad una velocità e ad un livello tale che fino a qualche anno fa erano impensabili.
Per un’azienda questo significa poter entrare in contatto diretto con il proprio pubblico, capire (o perlomeno cercare di capire) chi sono, che interessi hanno, e avvicinarsi a loro. Quindi i social media sono per i ragazzini? Certamente, ma anche per tutti gli altri. Sono un punto di contatto e di networking tra le persone.
Mann parla di Facebook e di Twitter che sono i Social Media che hanno catalizzato il maggior numero di persone e di interesse, dove c’è un continuo interscambio di informazioni e user-generated content. E pone l’attenzione su un punto troppo spesso sorvolato: l’attività di un’azienda o di un professionista sui social media non può essere considerata un’attività a basso costo o addirittura a costo zero. Il successo di Zappos su Twitter, ad esempio, è emblematico perché dietro a questo successo c’è un grande investimento di risorse economiche ed umane che hanno permesso di sviluppare un canale diretto con i clienti per dare risposte rapide su Twitter.
Certe aziende sono ancora ad un punto in cui non sanno nemmeno cosa sta succedendo sui social media. Come nel mondo “reale”, anche qui c’è del buono e del cattivo. Ma bisogna almeno “bagnarsi i piedi” – questo l’invito di Mann – vedere cosa sta accadendo in quei luoghi per farsi almeno un’idea, per ragionarci sopra e poi fare scelte informate. Ad es. registrando il brand aziendale sui SM se ancora non è stato fatto; altrimenti lo farà qualcun altro, appropriandosi quindi dell’identità del marchio in quei contesti, con tutti gli annessi e connessi del caso.
Si arriva così al secondo falso mito da sfatare: i social media sono strumento di marketing o PR gratis? Questo non è assolutamente vero! Anzi, per le giovani/piccole aziende con poco budget a disposizione qualsiasi investimento in attività di marketing è comunque consistente. Quando si comincia un business spesso non ci si preoccupa di investire risorse in queste attività per carenza di fondi. Una soluzione iniziale potrebbe essere quella di leggere libri e blog di approfondimento che trattano questi temi.
Quando si dice PR a che cosa si pensa? Ai comunicati stampa, alle relazioni con i media, e a sponsorizzazioni di eventi, ad esempio. Tutte attività di PR che però differiscono in modo sostanziale dalle attività che si fanno sui social media perché in rete le persone parlano di tutto e anche dei brand, quindi le aziende non devono utilizzarlo come un canale di comunicazione unilaterale attraverso cui parlare sempre e solo di se stesse e di quanto si è bravi.
Quindi è importante individuare il proprio pubblico sui SM, ascoltarli e capire cosa amano, che cosa cercano in rete. Chiedersi innanzitutto: chi vogliamo raggiungere? Chi ci è utile? Un mito all’interno del mito è che siccome è tutto gratis, si può buttare ogni tipo di contenuto in rete “a pioggia”.
Se un’azienda è su Twitter, FB o ha un blog deve trovare dei contenuti che possano stimolare la conversazione ed avvicinare le persone a sé. Per attrarre un vero pubblico di persone nuove Merlin Mann consiglia quindi di parlare di argomenti diversi da quelli strettamente correlati al proprio business.
Le aziende spesso tendono a parlare di se stesse. Ma le persone sui Social Media vogliono sapere se si ha qualcosa da offrire loro che non possono avere da altre parti. E questo ci porta ad un altro punto importante: creare una nostra presenza UNICA in rete. E come si possono usare i social media per essere veramente unici? Ad es. diventando noi stessi una fonte di informazioni per gli altri costruendo quindi un rapporto di fiducia con le persone; offrendo contenuti di valore che non si trovano altrove; essendo utili. La parola chiave qui è la costruzione di rapporti.
Si passa poi all’ultimo falso mito: il controllo in rete.
Le nuove tecnologie negli ultimi anni hanno cambiato molte cose e così anche il modo di fare business non sarà più uguale a prima. Ora ci sono molte nuove opportunità per creare business intorno ai media elettronici che prima non esistevano. Ed il suggerimento di Mann è che dobbiamo adattarci a queste nuove regole. La gente fa acquisti ogni giorno e sempre di più, grazie alla rete, può dire la propria opinione ed essere influente sulle decisioni d’acquisto di altri. Questo è un dato di fatto.
Se quindi io azienda/brand (ma questo vale anche per gli individui) “scendo in campo” e sono sul web devo sapere quanta mancanza di controllo sono disposto a tollerare. E’ un “trade off”, un compromesso.
Interviene Alex Giordano, il quale porta il discorso sul valore della relazione, il legame che si viene a creare tra le persone online. Alle aziende quindi spetta il compito di capire queste nuove dinamiche ed entrare in relazione diretta ed empatica con le persone.
Sempre rimanendo in questo ambito, la sfida che lancia Giordano al mondo delle aziende è questa: quanto può giovare ai brand utilizzare metriche quantitative per misurare lo spazio delle relazioni? Ha certamente più senso concentrarsi su altri parametri qualitativi.
Un altro tema importante che Giordano vuole far emergere da questo incontro è quello della ridistribuzione del valore. Sempre di più le persone, attraverso la propria partecipazione e la creazione di contenuti, hanno consapevolezza di creare valore all’impresa. L’azienda oggi è pronta a pensare a meccanismi di ridistribuzione del valore? E in che termini?
Social media significa rapporti interpersonali, quindi il linguaggio utilizzato dai brand è essenziale. Nei social media le comunicazione stile spot pubblicitario non è accettabile. Occorre fare un discorso sul senso. E’ possibile sostenere il progetto di senso che la marca appoggia. Il sito aziendale a quel punto può essere utilizzato come un “hub” con la funzione di raccoglitore e contenitore di contenuti creati dagli utenti e dal brand. Dalla sua esperienza, Giordano suggerisce che il brand si deve porre come “piattaforma” di scambio e di incontro. Alle persone interessa il legame utente-utente, e il brand può essere un abilitatore e facilitatore di questi rapporti. Perché le aziende “lovemark” alla Apple sono davvero poche!
A conclusione dell’incontro i due relatori ci lasciano con due spunti su cui riflettere:
- Merlin Mann: i social media sono un investimento che noi facciamo e non una panacea per tutti i mali o per risolvere tutti i problemi aziendali.
- Alex Giordano: non c’è altra strada da percorrere che provare, ascoltare i feedback, ricalibrarsi e migliorarsi.
L’incontro è stato twittato live dal pubblico. E’ possibile raccogliere gli interventi e i commenti effettuati su Twitter utilizzando l’hashtag #SocialMediaMyths
Patrizia Re
Brand Reputation Online: in Rete vince il dialogo e non la censura
March 31, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo
Vorrei condividere con voi una riflessione su come il concetto di brand reputation si sia evoluto con l’avvento della rete. Mi è capitato di imbattermi nella lettura di diversi casi di aziende che si sono esposte sul web senza però conoscerne le dinamiche e senza considerare i rischi a cui sarebbero potute andare incontro nel caso in cui le politiche adottate sia online che offline non fossero proprio corrette e trasparenti.
Molto dibattuto il caso John Ashfield. Protagonista Sybelle, che aveva postato sul suo blog un commento negativo su una campagna stampa di John Ashfield, seguito da un post anonimo che accusava l’azienda di produrre in Bangladesh e non in Irlanda e Scozia. Anziché risolvere la questione attraverso il dialogo e il confronto, l’azienda ha prima censurato il blog, e poi lo ha riattivato cancellando il post incriminato, tenendo Sybelle all’oscuro di tutto anziché cercare il dialogo con lei o con gli autori dei successivi post considerati infondati. L’azienda ha poi cercato di cavarsela scrivendo a Sybelle una lettera dai toni accusatori, insinuatori e offensivi, e postandola poi su tutti i blog che avevano discusso del caso, invece di rivolgersi direttamente e personalmente ai blogger, scatenando così molti commenti negativi in rete che non hanno di certo agevolato alla brand reputation dell’azienda.
Un altro caso di cattiva gestione delle relazioni online riguarda i lucchetti dell’azienda Kryptonite, che subì un grosso danno d’immagine a seguito di un post pubblicato su un forum, che svelava come aprire questi lucchetti utilizzando una penna Bic. Immediata la diffusione della notizia nella blogosfera, con tanto di video dimostrativi, e successivamente sui network televisivi statunitensi. Nessuna reazione da parte dell’azienda, che optò per il silenzio, e nel frattempo spese 10 milioni di dollari per sostituire i lucchetti difettosi, convinta che i suoi clienti non leggessero i blog. Invece per molto tempo googlando il nome dell’azienda comparivano ai primi posti della SERP articoli critici sul caso, cosa che non sarebbe successa se l’azienda avesse partecipato in modo costruttivo al dialogo.
Ultimo caso che vorrei condividere con voi riguarda Ryanair. Jason Roe scopre un bug nel sito della compagnia, che gli permette di prenotare voli a costo zero. Pubblica un post a proposito, e tra i commenti di stupore per la storica impresa, ne spicca uno anonimo di insulti che si scoprirà poi essere di un dipendente Ryanair, seguito a ruota da altri colleghi che pubblicano commenti aggressivi e maleducati. Ryanair, anziché intervenire ufficialmente per scusarsi e smorzare i toni, magari rimproverando lo staff, rilascia una dichiarazione al Times Online in cui definisce i blogger “lunatici e idioti”e si rifiuta di prestare attenzione alle conversazioni in rete. Grosso controsenso per un’azienda il cui core business è online. Per non perdere la faccia sarebbe bastato ringraziare Jason per la scoperta oppure, una volta scoppiato il dibattito, scusarsi ufficialmente e trasformare questa situazione negativa in un’opportunità di ascolto, confronto e dialogo.
Si deduce da casi come questi che censurare, minacciare, tacere e non ascoltare o non concedere diritto di parola al popolo online sono atteggiamenti sbagliati, soprattutto se un’azienda decide di esporsi sul web.
Ma allora, quali principi deve seguire un’azienda nella gestione della propria brand reputation online? Ecco uno schema esplicativo di quello che un’azienda dovrebbe fare:
- Monitorare: per comprendere come funziona l’ambiente del web 2.0 e le sue regole;
- Condividere con gli utenti informazioni, sia corporate che di prodotto, in tutta trasparenza;
- Partecipare attivamente alle conversazioni che la riguardano con un proprio blog o account sui social media o creando occasioni di dialogo e confronto diretto.
Numerose sono, d’altro canto, le aziende che in rete “ci hanno messo la faccia” in maniera consapevole e adottando il giusto approccio/atteggiamento. Citandone alcune: Barilla che “Nel Mulino che vorrei” riunisce i consumatori in una community in cui proporre, votare e condividere idee; ATAC, l’azienda romana di trasporti pubblici, che tramite un account twitter fornisce segnalazioni su deviazioni, guasti, traffico ponendosi in modo “umano” conversando e risolvendo dubbi; Ford che integrando i social media nella sua strategia di comunicazione sottolinea la trasparenza aziendale e dialoga con i clienti (Twitter viene usato in prima persona dal responsabile Ford per rafforzare il lato umano); ed infine Famiglia Cristiana, che con l’iniziativa “Il più simpatico del Vangelo” invita i lettori a votare il personaggio preferito attraverso un’apposita applicazione sulla sua pagina Facebook.
Ascoltare, dialogare, informare, stimolare, chiedere pareri e condividere è il modo giusto di porsi di fronte a quelli che non sono più solo consumatori ma prosumer, testimonial, dialogatori di esperienza di marca/prodotto. Perché la reputazione di un’azienda nasce dalle persone, ovvero dai clienti – e dai dipendenti – dell’azienda stessa.
E tu, conosci altri casi di successo/insuccesso di gestione della brand reputation in Rete? Condividili qui con noi.
Master in Social Media Marketing & Web Communication: si ricomincia!
January 30, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Calendario, Diario di bordo
Sono trascorsi pochi giorni dalla cerimonia di consegna dei diplomi e premi di studio dell’edizione 2009 di questo Master e siamo già a motori accesi con la seconda edizione, partita proprio questo fine settimana, con l’apertura ai lavori di Guido Di Fraia, Direttore Scientifico del Master, e gli interventi di Michele Ficara Manganelli e Mirko Lalli.
Augurando buon lavoro e buon apprendimento a tutti vi lasciamo il calendario didattico delle lezioni.
Frequenta gratis il Master in Social Media Marketing: diventa tutor d’aula!
December 9, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Scuola di Comunicazione IULM offre la possibilità ad un candidato all’ Executive Master in Social Media Marketing & Web Communication, che verrà selezionato tra gli aspiranti partecipanti (previa avvenuta preiscrizione entro la scadenza prestabilita) di frequentare gratuitamente questo percorso formativo giunto alla sua seconda edizione.
La persona selezionata sarà prontamente formata per essere inserita a svolgere attività di tutoring e di supporto al coordinamento organizzativo e didattico del master*.
Il profilo ideale del Tutor è un giovane laureato nelle discipline connesse alla comunicazione, alle relazioni pubbliche o al marketing, fortemente interessato a seguire un corso altamente professionalizzante, con dimestichezza di base nell’uso dei principali social networking sites ed in possesso di una forte attitudine e puntualità nei lavori di segreteria. La valutazione comparativa dei candidati interessati a questa offerta, avverrà a seguito dell’analisi dei Curricula e di alcuni colloqui con il team di Scuola di Comunicazione.
Se sei interessato a questa opportunità davvero unica e credi di avere le qualità necessarie per ricoprire il ruolo, compila la domanda di prescrizione tramite il form disponibile sul sito oppure utilizza l’apposito modulo da inviare a Scuola di Comunicazione IULM, indicando chiaramente nel campo “Note” l’esplicito interesse alla candidatura come Tutor d’Aula, ed invia copia del versamento di prescrizione via fax al numero 02/89.141.2371.
La domanda andrà corredata dal Curriculum Vitae firmato.
Ti aspettiamo!
*l’attività lavorativa di collaborazione con Scuola di Comunicazione è da intendersi come impegno part-time
IAB Forum 2009: ecco le nostre video interviste
November 17, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Sono state due giornate intense e ricche di esperienze quelle trascorse allo IAB Forum di Milano. Abbiamo seguito alcuni incontri/workshop interessanti, tra cui il workshop di Google, il talk-show condotto da Luca De Biase e la tavola rotonda a cui ha partecipato anche il nostro amico e docente Mirko Lalli che ha parlato della social campaign della Regione Toscana “Voglio Vivere Così“. Ma ce ne siamo persi altrettanti per causa di forza maggiore, tra cui il richiestissimo e over-booked workshop su Facebook con una fila interminabile all’entrata. Che dire, sarà per la prossima volta…
Abbiamo visitato i vari stand ed incontrato molti degli espositori presenti. Ci ha fatto altrettanto piacere rivedere molti volti a noi noti, professionisti dell’online marketing che sono stati nostri relatori durante l’anno al Master: Sacha Monotti ed Eugenia Burchi di BlogMeter, Marco Massara di BusinessFinder, Marco Ziero di Moca Interactive, Cristina Papini di Nielsen Online, Nicola Tanzini di InTargetGroup, Daniela Trifone e Luigi Fruscio di Sems, Nazzareno Gorni di MailUp, Michele Marzan di Zanox, Andrea Genovese di 7thfloor e Chiara Zanetta di Bigmouthmedia.
Girando per lo IAB con telefonini multimediali e videocamera come veri e propri “reporter 2.0″ abbiamo intervistato alcuni di loro. Qui di seguito i video interventi.
Alla prossima!
Il Master in Social Media Marketing & Web Communication in veste di reporter 2.0 all’evento Social Money
October 19, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Il Master di Scuola di Comunicazione IULM si occuperà di diffondere in Rete in tempo reale i contenuti prodotti durante l’evento Social Money, in particolar modo attraverso le piattaforme Twitter e Friendfeed.
Social Money – che si terrà martedì 20 ottobre presso Palazzo Turati a Milano – è un evento a partecipazione gratuita del Forum Net Economy, progettato e organizzato da Updating.
Obiettivo focale della conferenza è quello di capire come ed in che modo sia possibile ‘guadagnare con i social media’.
L’agenda dell’incontro è ricca di esperti e protagonisti del settore (aziende, intermediari, utenti evoluti) che presenteranno esempi concreti, e di ricercatori che esporranno le proprie indagini in campi come il ritorno sull’investimento del social media marketing, la risposta dei partecipanti alle attività di vendita dei lead, le potenzialità di permission marketing e di pay-to-click e pay-to-lead in ambito social media. Verranno inoltre esaminati gli esempi di utilizzo di estensioni di terze parti degli strumenti per i social media per fornire servizi di altro tipo a contenuto economico (per esempio micropagamenti) e l’attenzione che i player tradizionali di Internet rivolgono ai social media con strumenti specializzati. L’agenda infine esaminerà le possibilità che la normativa italiana consente (e cosa vieta) nell’ambito dell’utilizzo economico delle reti relazionali dei social media, sia dal punto di vista dell’utilizzo dei dati personali e relazionali raccolti dai singoli social media stessi, che da quello dei partecipanti ai social media e delle aziende esterne.
Il Master seguirà in diretta i lavori della giornata e li riporterà attraverso Friendfeed e Twitter con tag #socialmoney.
Il Master in Social Media Marketing al Festival della Creatività 2009
October 17, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Domenica 18 ottobre il Master in Social Media Marketing & Web Communication di Scuola di Comunicazione IULM parteciperà al Festival della Creatività di Firenze. Il Master sarà presente all’interno dell’area “Social Media Point”, il progetto della Fondazione Sistema Toscana curato da Carlo Infante.
Si tratta di uno spazio basato su un format di comunicazione interattiva che svolge la funzione di cantiere aperto di cross-medialità partecipativa, per rilanciare nel web le parole chiave (tag) e le immagini della manifestazione durante il suo svolgimento.
Sugli schermi sarà proiettato il work in progress sulla piattaforma di microblogging Twitter (con hashtag: #fdc09), i report più articolati nel blog del Festival (scandendo gli eventi in corso) e lo streaming video di intoscana.it. Anche il Master contribuirà a diffondere i contenuti del Festival della Creatività attraverso gli ambienti social Friendfeed e Twitter.
Quali obiettivi di business perseguire con le attività di social media marketing?
October 5, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Pubblichiamo un guest post scritto per il nostro blog da Daniela Trifone, Search Engine Marketing Consultant presso Sems nonché relatrice del Master in Social Media Marketing & Web Communication di Scuola di Comunicazione IULM.
Stai pensando di avviare un’attività di social media marketing ma non sai come muovere i primi passi? Allora continua a leggere perchè questo articolo è pensato per te.
L’argomento dei media sociali è molto caldo in questo periodo e la voglia di essere presenti a tutti i costi prima dei competitor può farci scordare gli aspetti più importanti per impostare una solida strategia di presidio lasciando ampio spazio a messaggi incoerenti tra i diversi canali e implementazioni di livello scadente.
Partire fin da subito dalla scelta dei network da presidiare e di quella dei tool per rendere più rapido il proprio lavoro, è un metodo di lavoro limitante che permette di cogliere solo una piccola parte dell’enorme potenziale di un approccio sociale nella comunicazione di un’azienda.
Sui social media, così come sui canali tradizionali, non esiste un solo modo corretto di pianificare una strategia; le varianti efficaci sono infinite, ma ciò che può fare la differenza fin dalla genesi del progetto è la scelta dell’obiettivo corretto.
Avviare una campagna promozionale per incrementare il fatturato complessivo della propria azienda è il fine ultimo di qualsiasi divisione marketing. E’ necessario però identificare specifici obiettivi di business da condividere tra tutte le attività del piano di marketing per valutare correttamente il successo del marketing mix adottato in base ai ritorni economici diretti generati ma non solo.
Così come avviene nella definizione della strategia di marketing per i canali tradizionali, allo stesso modo anche gli obiettivi delle attività di social marketing dovranno derivare da quelli più generali dell’azienda, cercando di supportare, anche con la più piccola delle attività, oltre che l’incremento del fatturato complessivo anche la risoluzione dei problemi legati al business facendo fronte alle criticità del mercato di riferimento.
Solo dopo aver definito i nostri obiettivi di marketing potremo concentrarci su come integrare la strategia di presidio dei social media con le altre attività promozionali in corso online e offline per passare infine all’azione vera e propria.
Vediamo ora insieme alcune ipotesi di obiettivo e relative possibili azioni di social media marketing in grado di supportare un’azienda nella sua crescita.
Obiettivo 1 – Ottimizzare il processo di ricerca e sviluppo prodotti avviando un dialogo con i propri clienti
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Incentivando il dialogo nei confronti del brand, è possibile raccogliere idee per il miglioramento dei prodotti, valutando l’importanza che la singola innovazione ricopre agli occhi dei clienti stessi.
Un caso concreto: nel mulino che vorrei – Laboratorio di cogenerazione delle idee Barilla
Un caso concreto: IDEASTORM – La community di Dell
Obiettivo 2 – Valorizzare un elevato livello di soddisfazione degli utenti di servizi customer care
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Intervenendo in maniera tempestiva e trasparente anche su canali sociali per il supporto di clienti in difficoltà, è possibile valorizzare un vantaggio competitivo altrimenti difficilmente riscontrabile da utenti che non hanno mai avuto modo di usufruirne.
Oltre ad un ritorno di immagine diretto, è inoltre possibile integrare un’attività di social customer care con un’attività di PR per dare maggiore risalto al nuovo servizio.
Un caso concreto: customer care Dell su Twitter
Obiettivo 3 – Rendere più efficiente la ricerca di nuovo personale
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Non è detto che l’utilizzo dei social media richieda in tutti i casi un contributo attivo: come sempre più responsabili HR fanno, la ricerca di personale altamente qualificato attraverso lo scouting di candidati su social network verticali (Linkedin, Xing, etc ), può rappresentare un’alternativa molto efficiente rispetto alle metodologie di ricerca classiche, permettendo una selezione più rapida ed efficace.
Obiettivo 4 – Conoscere meglio il punto di vista dei clienti sui propri competitor
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Pregi e difetti di ogni prodotto sono sulla bocca dei consumatori in rete, anche in questo caso attraverso un’attenta attività di ascolto delle conversazioni online, stavolta però sui prodotti della concorrenza, potremo sfruttare i punti deboli individuati dagli utenti per distinguere in maniera significativa la nostra offerta.
Obiettivo 5 – Incrementare la fedeltà dei clienti
Esempio di possibile attività di social media marketing:
E’ possibile implementare azioni di fidelizzazione specifiche per ogni canale presidiato dalle attività di social mkt, oppure al contrario allineare la comunicazione sui social network alla principale campagna di fidelizzazione in corso: la fidelizzazione passa anche attraverso i media sociali che possono avere una marcia in più se permettono all’utente di rimanere aggiornato, magari attraverso un feed RSS.
Un caso concreto: hotels.com crea offerte ad hoc per il pubblico Twitter
Obiettivo 6 – Mantenere il controllo del proprio brand come fonte di informazioni ufficiali sui propri prodotti
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Così come sui canali tradizionali facciamo attenzione che tutte le comunicazioni ufficiali sui nostri prodotti provengano dalla nostra azienda, allo stesso modo dobbiamo tutelarci affinchè online al nostro nome – nick/alias/account – non rispondano altri utenti: per evitare furti di identà è opportuno registrare il brand in ogni community/sito di interesse che si incontra, anche se non si ha l’intenzione di sfruttarlo per intervenire attivamente.
Un caso concreto: Topolino su Facebook – (Un)official fan page
Obiettivo 7 – Diffondere informazioni commerciali aggiornate su canali altrimenti non coperti
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Sfruttare i canali aperti su network sociali per diffondere anche, ma non solo, informazioni commerciali aggiornate (spot/banner/flyer…) presentate su altri media, permette la stimolazione di utenti in target e la valutazione diretta dei loro feedback nei confronti delle campagne in essere e dei prodotti promossi.
Un caso concreto: D&G su Flickr – campagna 2008
Obiettivo 8 – Incrementare traffico verso il sito corporate
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Presidiare canali sociali popolati nel proprio mercato di riferimento può essere un ulteriore modo per veicolare traffico al sito corporate, affiancando e sostenendo, tra l’altro, anche le attività SEO per la valorizzazione sui motori di ricerca.
Di esempi se ne potrebbero fare molti altri, ogni business ha necessità specifiche che rendono unico il mix di attività sociali più adatte ad esso. Una costante però rimane invariata: prima di procedere con qualunque implementazione è sempre necessario riflettere su quali obiettivi perseguire attraverso le attività di promozione sociale.
E tu, su quali obiettivi di business stai pensando di incentrare le attività di social media marketing per la tua azienda?
Come ti trasformo una lezione al Master con Twitter: il caso IULM
September 12, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Nei giorni scorsi è apparso su Il Giornale un articolo scritto a due mani da Marco Massara, uno dei nostri docenti del Master (che cura la rubrica settimanale Tech&Web sul quotidiano) e Michela Simoncini, studentessa del Master che fa regolarmente il live blogging delle lezioni su Comunicatestesso.com.
L’articolo riassume gli eventi che si sono svolti in aula durante una lezione sulla web analytics. Eventi che definiamo particolarmente significativi per l’influenza che gli strumenti di web 2.0 (in particolare Twitter, Friendfeed e blog) hanno avuto sull’andamento della lezione stessa, principalmente per i seguenti motivi:
- si è potuta sfruttare la rete di contatti esterni su vari social network per avere altri punti di vista su uno stesso argomento
- è stata favorita l’interattività in tempo reale tra l’aula ed il mondo ‘esterno’
- il tutto ha fatto sì che nascessero nuovi spunti di riflessione ricevendo nuova linfa dall’esterno e condividendo la conoscenza tra tutti i partecipanti
Vi invitiamo a leggere l’articolo nella sua versione integrale e a condividere con noi le vostre esperienze di partecipazione ‘allargata’ 2.0 indipendentemente che siano avvenute in campo didattico, lavorativo o in un qualsiasi altro momento della vostra giornata in cui i nuovi strumenti social 2.0 hanno fatto la differenza.








