L’uso dei social media da parte delle aziende italiane: Il SocialMediAbility delle aziende di Moda
July 7, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
L’efficacia e il valore dei prodotti formativi è proporzionale alla capacità degli stessi di comprendere le necessità del mercato e i contesti culturali e occupazionali all’interno dei quali esso va a inserirsi. Questo è particolarmente vero quando si tratta di formazione “executive” dove i contenuti formativi sono connessi con i processi di innovazione.
E’ sulla base di questa convinzione che il Master in Social Media Marketing & Web Communication della Scuola di Comunicazione Iulm sta sviluppando una ricerca sui processi di adozione e sull’utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane. Per superare i limiti di rappresentatività che penalizzano le rilevazioni basate sulle risposte ottenute dai sondaggi “lanciati” online (la forma che hanno molte indagini sul tema, italiane e straniere, tra cui alcune divenute molto note attraverso la rete), l’indagine ha una struttura complessa che si basa su tre fasi: analisi desk, sondaggio online e interviste cati.
La fase desk, attualmente in corso, prende in considerazione sei diversi settori: moda, alimentare, hospitality, servizi pubblici, banche e tecnologico. Per ciascun settore vengono analizzate 120 aziende (per un campione complessivo di 720 casi) ulteriormente segmentate per dimensioni (40 “grandi”, 40 “medie” e 40 “piccole”; l’attribuzione dimensionale viene effettuata in relazione ai dati di fatturato, con classi differenziate in relazione allo specifico di ciascun settore analizzato). Estraendo casualmente da ciascuna classe le 40 aziende da analizzare, l’indagine ricostruisce la presenza che le stesse si sono date (o non date) nel web e nei principali social media (Facebook, Youtube, Twitter, blog, Flickr, Linkedin).
Attraverso una scheda di analisi appositamente messa a punto, vengono valutati aspetti sia quantitativi che qualitativi della presenza social dell’azienda/brand (tra cui, ad esempio, il numero dei canali attivati, il tempo da cui lo sono, le attività dell’azienda sull’unità di tempo, il numero degli iscritti, ecc.) la cui ricomposizione sintetica consente di valutare le tre principali dimensioni sulla cui base si può valutare l’uso più o meno strategico dei social media da parte dell’azienda: orientamento 2.0, gestione, efficacia delle azioni adottate.
La misura di queste tre dimensioni permette di ricostruire quello che abbiamo definito l’indice di SocialMediAbility dell’azienda stessa. Rappresentabile graficamente sotto forma di un triangolo, l’indice SocialMediaAbility permette di ricostruire e rappresentare in maniera sintetica il livello di sviluppo delle attività di social media marketing messe in atto dalla singola azienda e di confrontarla con quella di altre aziende o dell’intero settore. Un esempio, tratto dai dati relativi al settore Moda, oltre a fornire importanti spunti di riflessione su come si sta sviluppando l’uso del social media marketing nei fashion brand italiani, può aiutare ad illustrare il modello di analisi adottato.
Le 120 aziende di settore analizzate (40 per ciascuna delle tre dimensioni considerate), distribuite su tutto il territorio nazionale, comprendevano naturalmente i principali brand presenti sullo scenario nazionale e globale di settore. Dai risultati raccolti emerge come:
- nessuna azienda di piccole dimensioni faccia uso di social media;
- solo il 10% di quelle medie ha attivati canali di comunicazione/relazione di questo tipo;
- mentre sono già l’87,5% le aziende grandi attive in questo senso;
- tuttavia, solo il 27% di queste ultime ha linkato gli ambienti social al sito del brand, a dimostrazione di un atteggiamento culturale nei confronti di questo genere di mezzi ancora in via di definizione e, per certi aspetti, ambivalente.
D’altra parte, è vero che le logiche “social” rappresentano un cambiamento radicale dei modelli di fare comunicazione e dunque, in un certo senso, di essere dell’azienda, che assume implicazioni specifiche e complesse nel caso dei fashion brand. Come il processo di “adozione” dei social media stia procedendo in maniera piuttosto eterogenea e non senza elementi di contraddizione all’interno del settore è ulteriormente dimostrato dal tipo di uso che i grandi brand fanno di tali mezzi, in molti casi davvero poco strategico e distonico rispetto alle logiche e alle grammatiche dei diversi canali social.
L’indice di SocialMediAbility relativo a 40 tra i principali fashion brand nazionali sintetizza in modo piuttosto efficace questa realtà: rispetto ai tre indicatori (Orientamento 2.0, Gestione ed Efficacia) valutati su una scala da 0 a 10, i punteggi medi ottenuti da tali aziende sono rispettivamente di 3, 2, 2, a dimostrazione di una qualche iniziale volontà ad affrontare tali ambienti, a cui tuttavia corrispondono pratiche di gestione ancora piuttosto embrionali e poco strategiche, scarsamente efficaci e poco in grado di tradursi in risultati di un qualche rilievo.
Il completamento di questa fase dell’indagine consentirà di sviluppare confronti tra i diversi settori e di valutare il significato dello scenario relativo al comparto moda da una prospettiva contestuale e di scenario.
3 Falsi Miti sui Social Media da Sfatare
May 14, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Mercoledì 12 maggio, si è svolto un seminario organizzato dall’Ambasciata USA in Italia in collaborazione con Ninja Marketing e Capitale Digitale, destinato ad esperti di comunicazione online e ad aspiranti imprenditori. Fortunatamente l’evento era fruibile anche in live streaming per cui chi, come me, non ha potuto seguire il seminario in loco, ha comunque potuto partecipare attivamente via web (era anche possibile porre domande ai relatori in diretta).
L’incontro, introdotto dal Viceo Capo Missione USA Elizabeth Dibble, ha visto l’intervento di Merlin Mann, scrittore ed esperto statunitense di Social Media che si è collegato da San Francisco, e Alex Giordano, fondatore di Ninja Marketing ed esperto di marketing non convenzionale.
Merlin Mann, con freschezza e chiarezza d’esposizione, ha elencato subito i tre falsi miti sui social media su cui molto spesso cadono imprenditori, piccole aziende e più in generale tutti coloro che hanno poca dimestichezza con i nuovi linguaggi della rete:
- I Social Media sono una cosa da ragazzini!
- I Social Media? Tutta una questione di marketing e PR gratuiti!
- Con i Social Media ho il controllo assoluto del messaggio!
Secondo Mann, in generale la percezione del grande pubblico su questi temi è del tutto sbagliata. I social media non hanno il compito di fungere da surrogato o sostituto di amicizie e di esperienze di vita “reali” bensì hanno la funzione di connettere le persone ad una velocità e ad un livello tale che fino a qualche anno fa erano impensabili.
Per un’azienda questo significa poter entrare in contatto diretto con il proprio pubblico, capire (o perlomeno cercare di capire) chi sono, che interessi hanno, e avvicinarsi a loro. Quindi i social media sono per i ragazzini? Certamente, ma anche per tutti gli altri. Sono un punto di contatto e di networking tra le persone.
Mann parla di Facebook e di Twitter che sono i Social Media che hanno catalizzato il maggior numero di persone e di interesse, dove c’è un continuo interscambio di informazioni e user-generated content. E pone l’attenzione su un punto troppo spesso sorvolato: l’attività di un’azienda o di un professionista sui social media non può essere considerata un’attività a basso costo o addirittura a costo zero. Il successo di Zappos su Twitter, ad esempio, è emblematico perché dietro a questo successo c’è un grande investimento di risorse economiche ed umane che hanno permesso di sviluppare un canale diretto con i clienti per dare risposte rapide su Twitter.
Certe aziende sono ancora ad un punto in cui non sanno nemmeno cosa sta succedendo sui social media. Come nel mondo “reale”, anche qui c’è del buono e del cattivo. Ma bisogna almeno “bagnarsi i piedi” – questo l’invito di Mann – vedere cosa sta accadendo in quei luoghi per farsi almeno un’idea, per ragionarci sopra e poi fare scelte informate. Ad es. registrando il brand aziendale sui SM se ancora non è stato fatto; altrimenti lo farà qualcun altro, appropriandosi quindi dell’identità del marchio in quei contesti, con tutti gli annessi e connessi del caso.
Si arriva così al secondo falso mito da sfatare: i social media sono strumento di marketing o PR gratis? Questo non è assolutamente vero! Anzi, per le giovani/piccole aziende con poco budget a disposizione qualsiasi investimento in attività di marketing è comunque consistente. Quando si comincia un business spesso non ci si preoccupa di investire risorse in queste attività per carenza di fondi. Una soluzione iniziale potrebbe essere quella di leggere libri e blog di approfondimento che trattano questi temi.
Quando si dice PR a che cosa si pensa? Ai comunicati stampa, alle relazioni con i media, e a sponsorizzazioni di eventi, ad esempio. Tutte attività di PR che però differiscono in modo sostanziale dalle attività che si fanno sui social media perché in rete le persone parlano di tutto e anche dei brand, quindi le aziende non devono utilizzarlo come un canale di comunicazione unilaterale attraverso cui parlare sempre e solo di se stesse e di quanto si è bravi.
Quindi è importante individuare il proprio pubblico sui SM, ascoltarli e capire cosa amano, che cosa cercano in rete. Chiedersi innanzitutto: chi vogliamo raggiungere? Chi ci è utile? Un mito all’interno del mito è che siccome è tutto gratis, si può buttare ogni tipo di contenuto in rete “a pioggia”.
Se un’azienda è su Twitter, FB o ha un blog deve trovare dei contenuti che possano stimolare la conversazione ed avvicinare le persone a sé. Per attrarre un vero pubblico di persone nuove Merlin Mann consiglia quindi di parlare di argomenti diversi da quelli strettamente correlati al proprio business.
Le aziende spesso tendono a parlare di se stesse. Ma le persone sui Social Media vogliono sapere se si ha qualcosa da offrire loro che non possono avere da altre parti. E questo ci porta ad un altro punto importante: creare una nostra presenza UNICA in rete. E come si possono usare i social media per essere veramente unici? Ad es. diventando noi stessi una fonte di informazioni per gli altri costruendo quindi un rapporto di fiducia con le persone; offrendo contenuti di valore che non si trovano altrove; essendo utili. La parola chiave qui è la costruzione di rapporti.
Si passa poi all’ultimo falso mito: il controllo in rete.
Le nuove tecnologie negli ultimi anni hanno cambiato molte cose e così anche il modo di fare business non sarà più uguale a prima. Ora ci sono molte nuove opportunità per creare business intorno ai media elettronici che prima non esistevano. Ed il suggerimento di Mann è che dobbiamo adattarci a queste nuove regole. La gente fa acquisti ogni giorno e sempre di più, grazie alla rete, può dire la propria opinione ed essere influente sulle decisioni d’acquisto di altri. Questo è un dato di fatto.
Se quindi io azienda/brand (ma questo vale anche per gli individui) “scendo in campo” e sono sul web devo sapere quanta mancanza di controllo sono disposto a tollerare. E’ un “trade off”, un compromesso.
Interviene Alex Giordano, il quale porta il discorso sul valore della relazione, il legame che si viene a creare tra le persone online. Alle aziende quindi spetta il compito di capire queste nuove dinamiche ed entrare in relazione diretta ed empatica con le persone.
Sempre rimanendo in questo ambito, la sfida che lancia Giordano al mondo delle aziende è questa: quanto può giovare ai brand utilizzare metriche quantitative per misurare lo spazio delle relazioni? Ha certamente più senso concentrarsi su altri parametri qualitativi.
Un altro tema importante che Giordano vuole far emergere da questo incontro è quello della ridistribuzione del valore. Sempre di più le persone, attraverso la propria partecipazione e la creazione di contenuti, hanno consapevolezza di creare valore all’impresa. L’azienda oggi è pronta a pensare a meccanismi di ridistribuzione del valore? E in che termini?
Social media significa rapporti interpersonali, quindi il linguaggio utilizzato dai brand è essenziale. Nei social media le comunicazione stile spot pubblicitario non è accettabile. Occorre fare un discorso sul senso. E’ possibile sostenere il progetto di senso che la marca appoggia. Il sito aziendale a quel punto può essere utilizzato come un “hub” con la funzione di raccoglitore e contenitore di contenuti creati dagli utenti e dal brand. Dalla sua esperienza, Giordano suggerisce che il brand si deve porre come “piattaforma” di scambio e di incontro. Alle persone interessa il legame utente-utente, e il brand può essere un abilitatore e facilitatore di questi rapporti. Perché le aziende “lovemark” alla Apple sono davvero poche!
A conclusione dell’incontro i due relatori ci lasciano con due spunti su cui riflettere:
- Merlin Mann: i social media sono un investimento che noi facciamo e non una panacea per tutti i mali o per risolvere tutti i problemi aziendali.
- Alex Giordano: non c’è altra strada da percorrere che provare, ascoltare i feedback, ricalibrarsi e migliorarsi.
L’incontro è stato twittato live dal pubblico. E’ possibile raccogliere gli interventi e i commenti effettuati su Twitter utilizzando l’hashtag #SocialMediaMyths
Patrizia Re
M’ama o non m’ama? Analisi automatica del sentiment: l’esempio Tweetfeel
October 22, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Pubblichiamo un guest post scritto per il nostro blog da BlogMeter, esperti di monitoraggio e tracking dei social media nonché relatori del Master in Social Media Marketing & Web Communication di Scuola di Comunicazione IULM.
La sentiment analysis realizzata automaticamente, cioè l’attribuzione da parte di sistemi software di una valutazione positiva o negativa ad un’opinione, un frase, un messaggio espressi in linguaggio naturale, è una delle maggiori sfide ancora aperte per gli esperti di informatica, di linguistica e di intelligenza artificiale. Vari obiettivi sono ancora da raggiungere, come ha dimostrato anche il bot Prize recentemente svoltosi a Milano, che non ha raggiunto il successo sperato.
Attribuire valutazioni di gradimento in maniera automatica è complesso e proprio per questo gli strumenti che provano a farlo sono interessanti. Uno di questi è Tweetfeel: questo servizio ricerca i tweet relativi ad un “oggetto”: un film, un libro o un evento e mostra un flusso di tweet colorati di verde o rosso a seconda che si tratti di valutazioni positive e o negative e ne calcola la percentuale complessiva.
La realizzazione del sentiment analysis su un servizio di microblogging come Twitter si confronta con frasi dalla sintassi tendenzialmente poco complessa: la limitazione a 140 caratteri e la velocità della pubblicazione tipiche di Twitter spingono gli utenti ad usare abbreviazioni e un linguaggio ancora più immediato e colloquiale di quello utilizzato su blog e comunità online.
Come si legge nelle FAQ di Tweetfeel, non sempre lo strumento riesce ad assegnare un sentiment ai messaggi che citano la stringa cercata. Divertendosi con le ricerche su Tweetfeel, si nota subito che i tweet per cui funziona la lettura automatica del sentiment presentano strutture semplici e ricorrenti. In particolare, il sistema riesce a attribuire gradimento:
a) alle frasi che presentano struttura sintattica estremamente semplice, caratterizzate da verbi o aggettivi fortemente caratterizzati come positivi o negativi. Per esempio, Tweetfeel riconosce le frasi positive del tipo “X is Awesome”, “X rules”, “X is amazing”, “I’m a fan of X” , ” X Rules”, ” X Rocks “, ” I need X” e le frasi negative quali “I hate X”, “X sucks”.
b) grazie agli acronimi usati per esprimere una valutazione, come FTW (For the win) o WTF (What the fuck!):
-
CANT WAIT UNTIL WEDNESDAY!!! Google Wave FTW
-
Fuck Google Wave wtf is the point of it u can communicate on MSN too
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screw Google Wave. I’ve been invited to Google WAR! it obliterates the calendars and IM conversations of others via drone missiles.
c) gli hashtags, in particolare quelli negativi. Per esempio, #fail risulta molto usato:
-
@OnnaVonSun lol I wudn’t no – lifetyme #fail lol – twilight #fail :-p lol
Tuttavia Tweetfeel registra anche alcuni tipici errori, ad esempio:
a) ambiguità lessicale: sebbene il tweet Jim rome sucks sia valutato correttamente in modo negativo, lo strumento non riconosce la differenza tra Rome (città) e Jim Rome (commentatore sportivo)
b) errore nell’identificazione del sintagma:
-
@bongkersz Nobody in twilight is good-looking XD Apart from some of the girls
questo tweet risulta valutato positivamente in quanto Tweetfeel riconosce come sintagma “twilight is good-looking” e non “Nobody [...] is good-looking”;
c) errore nell’analisi della parola:
-
I need a loving and caring beautiful lady
Il termine “loving”, usato come aggettivo, viene riconosciuto e trattato come nome. Di conseguenza l’affermazione viene valutata positivamente, sebbene non contenga espressioni di gradimento.
d) mancato riconoscimento della punteggiatura:
-
@xavier69 did you talk to madonna???? wtf!!!
are you serious?
Qui non compare nessuna espressione di gradimento, però Tweetfeel interpreta “madonna [...] wtf” come negativo.
d) Incapacità di riconoscere le espressioni dal significato “non letterale”:
-
@haveboard <sarcasm>Google Wave is awesome</sarcasm> http://bit.ly/19TOQO
Questo tweet viene valutato positivamente, nonostante sia chiaramente indicato che il tono è sarcastico.
Possiamo concluderne che Tweetfeel si dimostra un sistema interessante anche perché soggetto a tipici errori causati dall’imprevedibilità delle combinazioni linguistiche dotate di significato. Giocando con la finta semplicità dei 140 caratteri, Tweetfeel svela le piccole soddisfazioni e le sfide sottili proprie di ogni sistema di analisi automatica del linguaggio.
Il Master in Social Media Marketing & Web Communication in veste di reporter 2.0 all’evento Social Money
October 19, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, La Parola agli Studenti, News
Il Master di Scuola di Comunicazione IULM si occuperà di diffondere in Rete in tempo reale i contenuti prodotti durante l’evento Social Money, in particolar modo attraverso le piattaforme Twitter e Friendfeed.
Social Money – che si terrà martedì 20 ottobre presso Palazzo Turati a Milano – è un evento a partecipazione gratuita del Forum Net Economy, progettato e organizzato da Updating.
Obiettivo focale della conferenza è quello di capire come ed in che modo sia possibile ‘guadagnare con i social media’.
L’agenda dell’incontro è ricca di esperti e protagonisti del settore (aziende, intermediari, utenti evoluti) che presenteranno esempi concreti, e di ricercatori che esporranno le proprie indagini in campi come il ritorno sull’investimento del social media marketing, la risposta dei partecipanti alle attività di vendita dei lead, le potenzialità di permission marketing e di pay-to-click e pay-to-lead in ambito social media. Verranno inoltre esaminati gli esempi di utilizzo di estensioni di terze parti degli strumenti per i social media per fornire servizi di altro tipo a contenuto economico (per esempio micropagamenti) e l’attenzione che i player tradizionali di Internet rivolgono ai social media con strumenti specializzati. L’agenda infine esaminerà le possibilità che la normativa italiana consente (e cosa vieta) nell’ambito dell’utilizzo economico delle reti relazionali dei social media, sia dal punto di vista dell’utilizzo dei dati personali e relazionali raccolti dai singoli social media stessi, che da quello dei partecipanti ai social media e delle aziende esterne.
Il Master seguirà in diretta i lavori della giornata e li riporterà attraverso Friendfeed e Twitter con tag #socialmoney.
Il Master in Social Media Marketing al Festival della Creatività 2009
October 17, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Domenica 18 ottobre il Master in Social Media Marketing & Web Communication di Scuola di Comunicazione IULM parteciperà al Festival della Creatività di Firenze. Il Master sarà presente all’interno dell’area “Social Media Point”, il progetto della Fondazione Sistema Toscana curato da Carlo Infante.
Si tratta di uno spazio basato su un format di comunicazione interattiva che svolge la funzione di cantiere aperto di cross-medialità partecipativa, per rilanciare nel web le parole chiave (tag) e le immagini della manifestazione durante il suo svolgimento.
Sugli schermi sarà proiettato il work in progress sulla piattaforma di microblogging Twitter (con hashtag: #fdc09), i report più articolati nel blog del Festival (scandendo gli eventi in corso) e lo streaming video di intoscana.it. Anche il Master contribuirà a diffondere i contenuti del Festival della Creatività attraverso gli ambienti social Friendfeed e Twitter.
Quali obiettivi di business perseguire con le attività di social media marketing?
October 5, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Pubblichiamo un guest post scritto per il nostro blog da Daniela Trifone, Search Engine Marketing Consultant presso Sems nonché relatrice del Master in Social Media Marketing & Web Communication di Scuola di Comunicazione IULM.
Stai pensando di avviare un’attività di social media marketing ma non sai come muovere i primi passi? Allora continua a leggere perchè questo articolo è pensato per te.
L’argomento dei media sociali è molto caldo in questo periodo e la voglia di essere presenti a tutti i costi prima dei competitor può farci scordare gli aspetti più importanti per impostare una solida strategia di presidio lasciando ampio spazio a messaggi incoerenti tra i diversi canali e implementazioni di livello scadente.
Partire fin da subito dalla scelta dei network da presidiare e di quella dei tool per rendere più rapido il proprio lavoro, è un metodo di lavoro limitante che permette di cogliere solo una piccola parte dell’enorme potenziale di un approccio sociale nella comunicazione di un’azienda.
Sui social media, così come sui canali tradizionali, non esiste un solo modo corretto di pianificare una strategia; le varianti efficaci sono infinite, ma ciò che può fare la differenza fin dalla genesi del progetto è la scelta dell’obiettivo corretto.
Avviare una campagna promozionale per incrementare il fatturato complessivo della propria azienda è il fine ultimo di qualsiasi divisione marketing. E’ necessario però identificare specifici obiettivi di business da condividere tra tutte le attività del piano di marketing per valutare correttamente il successo del marketing mix adottato in base ai ritorni economici diretti generati ma non solo.
Così come avviene nella definizione della strategia di marketing per i canali tradizionali, allo stesso modo anche gli obiettivi delle attività di social marketing dovranno derivare da quelli più generali dell’azienda, cercando di supportare, anche con la più piccola delle attività, oltre che l’incremento del fatturato complessivo anche la risoluzione dei problemi legati al business facendo fronte alle criticità del mercato di riferimento.
Solo dopo aver definito i nostri obiettivi di marketing potremo concentrarci su come integrare la strategia di presidio dei social media con le altre attività promozionali in corso online e offline per passare infine all’azione vera e propria.
Vediamo ora insieme alcune ipotesi di obiettivo e relative possibili azioni di social media marketing in grado di supportare un’azienda nella sua crescita.
Obiettivo 1 – Ottimizzare il processo di ricerca e sviluppo prodotti avviando un dialogo con i propri clienti
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Incentivando il dialogo nei confronti del brand, è possibile raccogliere idee per il miglioramento dei prodotti, valutando l’importanza che la singola innovazione ricopre agli occhi dei clienti stessi.
Un caso concreto: nel mulino che vorrei – Laboratorio di cogenerazione delle idee Barilla
Un caso concreto: IDEASTORM – La community di Dell
Obiettivo 2 – Valorizzare un elevato livello di soddisfazione degli utenti di servizi customer care
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Intervenendo in maniera tempestiva e trasparente anche su canali sociali per il supporto di clienti in difficoltà, è possibile valorizzare un vantaggio competitivo altrimenti difficilmente riscontrabile da utenti che non hanno mai avuto modo di usufruirne.
Oltre ad un ritorno di immagine diretto, è inoltre possibile integrare un’attività di social customer care con un’attività di PR per dare maggiore risalto al nuovo servizio.
Un caso concreto: customer care Dell su Twitter
Obiettivo 3 – Rendere più efficiente la ricerca di nuovo personale
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Non è detto che l’utilizzo dei social media richieda in tutti i casi un contributo attivo: come sempre più responsabili HR fanno, la ricerca di personale altamente qualificato attraverso lo scouting di candidati su social network verticali (Linkedin, Xing, etc ), può rappresentare un’alternativa molto efficiente rispetto alle metodologie di ricerca classiche, permettendo una selezione più rapida ed efficace.
Obiettivo 4 – Conoscere meglio il punto di vista dei clienti sui propri competitor
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Pregi e difetti di ogni prodotto sono sulla bocca dei consumatori in rete, anche in questo caso attraverso un’attenta attività di ascolto delle conversazioni online, stavolta però sui prodotti della concorrenza, potremo sfruttare i punti deboli individuati dagli utenti per distinguere in maniera significativa la nostra offerta.
Obiettivo 5 – Incrementare la fedeltà dei clienti
Esempio di possibile attività di social media marketing:
E’ possibile implementare azioni di fidelizzazione specifiche per ogni canale presidiato dalle attività di social mkt, oppure al contrario allineare la comunicazione sui social network alla principale campagna di fidelizzazione in corso: la fidelizzazione passa anche attraverso i media sociali che possono avere una marcia in più se permettono all’utente di rimanere aggiornato, magari attraverso un feed RSS.
Un caso concreto: hotels.com crea offerte ad hoc per il pubblico Twitter
Obiettivo 6 – Mantenere il controllo del proprio brand come fonte di informazioni ufficiali sui propri prodotti
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Così come sui canali tradizionali facciamo attenzione che tutte le comunicazioni ufficiali sui nostri prodotti provengano dalla nostra azienda, allo stesso modo dobbiamo tutelarci affinchè online al nostro nome – nick/alias/account – non rispondano altri utenti: per evitare furti di identà è opportuno registrare il brand in ogni community/sito di interesse che si incontra, anche se non si ha l’intenzione di sfruttarlo per intervenire attivamente.
Un caso concreto: Topolino su Facebook – (Un)official fan page
Obiettivo 7 – Diffondere informazioni commerciali aggiornate su canali altrimenti non coperti
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Sfruttare i canali aperti su network sociali per diffondere anche, ma non solo, informazioni commerciali aggiornate (spot/banner/flyer…) presentate su altri media, permette la stimolazione di utenti in target e la valutazione diretta dei loro feedback nei confronti delle campagne in essere e dei prodotti promossi.
Un caso concreto: D&G su Flickr – campagna 2008
Obiettivo 8 – Incrementare traffico verso il sito corporate
Esempio di possibile attività di social media marketing:
Presidiare canali sociali popolati nel proprio mercato di riferimento può essere un ulteriore modo per veicolare traffico al sito corporate, affiancando e sostenendo, tra l’altro, anche le attività SEO per la valorizzazione sui motori di ricerca.
Di esempi se ne potrebbero fare molti altri, ogni business ha necessità specifiche che rendono unico il mix di attività sociali più adatte ad esso. Una costante però rimane invariata: prima di procedere con qualunque implementazione è sempre necessario riflettere su quali obiettivi perseguire attraverso le attività di promozione sociale.
E tu, su quali obiettivi di business stai pensando di incentrare le attività di social media marketing per la tua azienda?
Come ti trasformo una lezione al Master con Twitter: il caso IULM
September 12, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Nei giorni scorsi è apparso su Il Giornale un articolo scritto a due mani da Marco Massara, uno dei nostri docenti del Master (che cura la rubrica settimanale Tech&Web sul quotidiano) e Michela Simoncini, studentessa del Master che fa regolarmente il live blogging delle lezioni su Comunicatestesso.com.
L’articolo riassume gli eventi che si sono svolti in aula durante una lezione sulla web analytics. Eventi che definiamo particolarmente significativi per l’influenza che gli strumenti di web 2.0 (in particolare Twitter, Friendfeed e blog) hanno avuto sull’andamento della lezione stessa, principalmente per i seguenti motivi:
- si è potuta sfruttare la rete di contatti esterni su vari social network per avere altri punti di vista su uno stesso argomento
- è stata favorita l’interattività in tempo reale tra l’aula ed il mondo ‘esterno’
- il tutto ha fatto sì che nascessero nuovi spunti di riflessione ricevendo nuova linfa dall’esterno e condividendo la conoscenza tra tutti i partecipanti
Vi invitiamo a leggere l’articolo nella sua versione integrale e a condividere con noi le vostre esperienze di partecipazione ‘allargata’ 2.0 indipendentemente che siano avvenute in campo didattico, lavorativo o in un qualsiasi altro momento della vostra giornata in cui i nuovi strumenti social 2.0 hanno fatto la differenza.
Social Media Marketing Strategy: ecco i 10 brand di maggior successo sui social media
July 23, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Calendario, Diario di bordo, La Parola agli Studenti
Il report, recentemente pubblicato da Wetpaint/Altimeter Group, ci offre lo spunto (e la spinta!) per trattare in questa sede di social media marketing, uno dei principali argomenti di studio, approfondimento e analisi dell’Executive Master di Scuola di Comunicazione IULM che stiamo attualmente frequentando.
Lo studio ha preso in esame le prime 100 global brands classificate da Business Week/Interbrand ‘Best Global Brands 2008’ (tra cui spiccano nomi quali: Apple, Coca-Cola, Nokia, Google, Microsoft, Zara, Chanel, Sony, Nike, HP, Disney, Ikea e molti altri nomi über-noti a tutti…) e le ha classificate in base al loro livello di ‘engagement’ in 11 diversi tipi di social media tra cui: blog, social networks proprietari, social networks generici, wikis, forum di discussione, microblogging.
Il criterio primario utilizzato dai ricercatori per soppesare numericamente le strategie di social media marketing è stato l’engagement quella parolina ‘magica’ che sempre torna nelle conversazioni sui SM e che qualcuno prova anche a tradurre in italiano ma che, a mio modesto parere, deve rimanere così com’è perché ogni tentativo di traduzione ne limita ed impoverisce il suo significato intero.
In particolare, l’engagement sui SM messo in atto dalle varie aziende in esame è stato valutato non solo in base a criteri di ampiezza di presenza (ovvero su quanti social media i brand erano attivi) ma anche in base alla profondità di presenza (ovvero al livello di interazione con la propria audience). Questo secondo criterio non è ovviamente da sottovalutare perché spesso ancora molte aziende, soprattutto quelle che da poco si sono avventurate in queste nuove acque, si limitano a presidiare superficialmente i SM decidendo di aprire un blog, un account Twitter o una fan page su Facebook magari senza aver prima delineato una strategia precisa e condivisa internamente e senza aver adeguatamente predisposto risorse (economiche e soprattutto umane!) all’importante compito.
L’incrocio tra le due metriche sopra citate ha dato i seguenti risultati (in parentesi il punteggio a loro assegnato dai ricercatori):
2. Dell (123)
3. eBay (115)
4. Google (105)
5. Microsoft (103)
6. Thomson Reuters (101)
7. Nike (100)
8. Amazon (88)
9. SAP (86)
10. Tie – Yahoo!/Intel (85)
In particolare, a seconda del loro livello di engagement sui SM, le aziende sono state classificate in una di queste quattro categorie:
- Mavens: coloro che sono attivi in sette o più SM e che hanno raggiunto un punteggio di engagement alto. Interagiscono regolarmente con le proprie audiences coinvolgendole nei loro processi decisionali, hanno un team dedicato al social media marketing e hanno una strategia ben delineata
- Butterflies: coloro che sono attivi in sette o più SM ma che, differentemente dai precedenti, non hanno raggiunto un punteggio di engagement alto in tutti i SM in cui sono presenti. Hanno il potenziale di diventare Mavens ma devono investire più risorse o riuscire ad avere l’appoggio dei decision makers interni
- Selectives: coloro che sono attivi in sei o meno di sei SM e che hanno raggiunto un punteggio di engagement alto. Ci possono essere diverse ragioni per cui un brand si trova tra i Selectives e non tutte necessariamente negative. Ad es. per precisa scelta di andare a presidiare solo quei canali che gli permettono di instaurare un rapporto con specifiche audiences (es: audience interne, catena distributiva, sviluppatori di prodotto)
- Wallflowers: coloro che sono attivi in sei o meno di sei SM e che hanno ottenuto un punteggio di engagement basso o inferiore alla media. Anche qui le ragioni possono essere molteplici, ma nel caso di queste grandi aziende è molto probabile che abbiano intrapreso la strada del social media marketing da poco o che stiano studiando come e dove muoversi
Il report va poi oltre ed elenca tutte le 100 aziende in base al loro engagement level ottenuto, le classifica anche in base al settore di appartenenza e riporta quattro casi di best practice (Starbucks, Toyota, Dell, SAP) con esempi pratici di casi di successo da cui è possibile trarre spunti interessanti per mettere in atto una strategia di SM vincente.
Per chi vuole approfondire e consultare i dati può accedere al report
Concludo con alcuni spunti di riflessione che sono emersi dalla mia lettura del report e che spero possano generare uno scambio di idee e di opinioni in questa sede (o tra noi in aula):
- welcome to the social era: nonostante il periodo di crisi economica tutte le grandi aziende hanno investito e stanno investendo nei SM. Ormai i brand che non sono presenti (in maniera più o meno evoluta) sui SM (blog aziendale, pagina FB, Twitter, You Tube etc.) rappresentano l’eccezione alla regola
- one size fits all? no grazie: non esiste una formula magica, un mix perfetto pre-confezionato e pronto all’uso per tutti, ma esistono tanti canali diversi, ognuno con le proprie peculiarità i propri linguaggi e ognuno adatto per interagire con specifiche audiences a seconda degli obiettivi da raggiungere
- social media pays off: si riscontra una correlazione tra la performance finanziaria delle aziende monitorate e il relativo livello di SM engagement. Un ‘social brand’ che partecipa attivamente alle conversazioni in rete, conosce i propri pubblici, stimola la discussione, si apre verso l’esterno, crea un vero valore aggiunto per le sue community, contribuisce anche ad innescare un meccanismo di ritorno economico positivo per se stesso
- it takes two to tango…ed in questo caso si balla meglio in tre: innescare una strategia di social media marketing senza il benestare, l’appoggio e soprattutto il commitment del management aziendale può rivelarsi una corsa controvento. Alla stessa stregua, risulta particolarmente vantaggioso individuare dei champions interni che capiscano questi nuovi linguaggi, conoscano gli strumenti e possano fare da ponte tra l’azienda ed il mondo esterno. Ma tutto questo rimane un esercizio inutile se non si riesce a coinvolgere il terzo polo: l’audience esterna, i clienti, i consumatori, gli utenti, il pubblico…ovvero tutti noi: le persone.








