L’uso dei social media da parte delle aziende italiane: Il SocialMediAbility delle aziende di Moda
July 7, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
L’efficacia e il valore dei prodotti formativi è proporzionale alla capacità degli stessi di comprendere le necessità del mercato e i contesti culturali e occupazionali all’interno dei quali esso va a inserirsi. Questo è particolarmente vero quando si tratta di formazione “executive” dove i contenuti formativi sono connessi con i processi di innovazione.
E’ sulla base di questa convinzione che il Master in Social Media Marketing & Web Communication della Scuola di Comunicazione Iulm sta sviluppando una ricerca sui processi di adozione e sull’utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane. Per superare i limiti di rappresentatività che penalizzano le rilevazioni basate sulle risposte ottenute dai sondaggi “lanciati” online (la forma che hanno molte indagini sul tema, italiane e straniere, tra cui alcune divenute molto note attraverso la rete), l’indagine ha una struttura complessa che si basa su tre fasi: analisi desk, sondaggio online e interviste cati.
La fase desk, attualmente in corso, prende in considerazione sei diversi settori: moda, alimentare, hospitality, servizi pubblici, banche e tecnologico. Per ciascun settore vengono analizzate 120 aziende (per un campione complessivo di 720 casi) ulteriormente segmentate per dimensioni (40 “grandi”, 40 “medie” e 40 “piccole”; l’attribuzione dimensionale viene effettuata in relazione ai dati di fatturato, con classi differenziate in relazione allo specifico di ciascun settore analizzato). Estraendo casualmente da ciascuna classe le 40 aziende da analizzare, l’indagine ricostruisce la presenza che le stesse si sono date (o non date) nel web e nei principali social media (Facebook, Youtube, Twitter, blog, Flickr, Linkedin).
Attraverso una scheda di analisi appositamente messa a punto, vengono valutati aspetti sia quantitativi che qualitativi della presenza social dell’azienda/brand (tra cui, ad esempio, il numero dei canali attivati, il tempo da cui lo sono, le attività dell’azienda sull’unità di tempo, il numero degli iscritti, ecc.) la cui ricomposizione sintetica consente di valutare le tre principali dimensioni sulla cui base si può valutare l’uso più o meno strategico dei social media da parte dell’azienda: orientamento 2.0, gestione, efficacia delle azioni adottate.
La misura di queste tre dimensioni permette di ricostruire quello che abbiamo definito l’indice di SocialMediAbility dell’azienda stessa. Rappresentabile graficamente sotto forma di un triangolo, l’indice SocialMediaAbility permette di ricostruire e rappresentare in maniera sintetica il livello di sviluppo delle attività di social media marketing messe in atto dalla singola azienda e di confrontarla con quella di altre aziende o dell’intero settore. Un esempio, tratto dai dati relativi al settore Moda, oltre a fornire importanti spunti di riflessione su come si sta sviluppando l’uso del social media marketing nei fashion brand italiani, può aiutare ad illustrare il modello di analisi adottato.
Le 120 aziende di settore analizzate (40 per ciascuna delle tre dimensioni considerate), distribuite su tutto il territorio nazionale, comprendevano naturalmente i principali brand presenti sullo scenario nazionale e globale di settore. Dai risultati raccolti emerge come:
- nessuna azienda di piccole dimensioni faccia uso di social media;
- solo il 10% di quelle medie ha attivati canali di comunicazione/relazione di questo tipo;
- mentre sono già l’87,5% le aziende grandi attive in questo senso;
- tuttavia, solo il 27% di queste ultime ha linkato gli ambienti social al sito del brand, a dimostrazione di un atteggiamento culturale nei confronti di questo genere di mezzi ancora in via di definizione e, per certi aspetti, ambivalente.
D’altra parte, è vero che le logiche “social” rappresentano un cambiamento radicale dei modelli di fare comunicazione e dunque, in un certo senso, di essere dell’azienda, che assume implicazioni specifiche e complesse nel caso dei fashion brand. Come il processo di “adozione” dei social media stia procedendo in maniera piuttosto eterogenea e non senza elementi di contraddizione all’interno del settore è ulteriormente dimostrato dal tipo di uso che i grandi brand fanno di tali mezzi, in molti casi davvero poco strategico e distonico rispetto alle logiche e alle grammatiche dei diversi canali social.
L’indice di SocialMediAbility relativo a 40 tra i principali fashion brand nazionali sintetizza in modo piuttosto efficace questa realtà: rispetto ai tre indicatori (Orientamento 2.0, Gestione ed Efficacia) valutati su una scala da 0 a 10, i punteggi medi ottenuti da tali aziende sono rispettivamente di 3, 2, 2, a dimostrazione di una qualche iniziale volontà ad affrontare tali ambienti, a cui tuttavia corrispondono pratiche di gestione ancora piuttosto embrionali e poco strategiche, scarsamente efficaci e poco in grado di tradursi in risultati di un qualche rilievo.
Il completamento di questa fase dell’indagine consentirà di sviluppare confronti tra i diversi settori e di valutare il significato dello scenario relativo al comparto moda da una prospettiva contestuale e di scenario.
Fuffa that works: il barcamp IULM dedicato al valore dell’intangibile
June 4, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Martedì 8 giugno, dalle 9:00 alle 13:00, presso l’Università IULM di Milano: è Fuffa That Works, titolo evocativo e irriverente del barcamp ideato dall’associazione laureati IULM (ALIULM).
Una giornata di discussione aperta a tutti per condividere le idee e stimolare la riflessione su quel fattore in più che “fa funzionare il giocattolo” quando si parla di marketing non convenzionale, advertising, comunicazione politica, new media, social media, mass media, arte, turismo, eventi e, più in generale, di comunicazione.
Una “non conferenza” che sarà innanzitutto collaborativa, e in cui i contenuti verranno proposti direttamente dai partecipanti. Nessun programma definitivo, ma un tema generale – il valore dell’intangibile, appunto – da declinare attraverso gli spunti e i contributi di attori del mondo del marketing e della comunicazione del calibro di Toni Capuozzo (Mediaset), Paolo Iabichino (Ogilvy), Roberto Tucci (eBay), Simone Tornabene (Ninja Marketing), Fulvio Zendrini (Italia 70), Paolo Guarino (docente di marketing politico all’Università di Firenze), e Maria Grazia Mattei (Meet the Media Guru).
Ci saremo anche noi del Master in Social Media Marketing & Web Communication in qualità di moderatori della sessione dedicata al marketing digitale e al social media.
Gli interventi proposti saranno organizzati in aree di discussione e sessioni tematiche. Partecipare sia come relatori che come uditori è semplice: basta andare sul sito del barcamp per avere tutte le info.
L’evento è patrocinato dall’Unesco e da Milano Expo 2015. Come media partner, “Fuffa that works” sarà seguito da wired.it e Current Tv.
3 Falsi Miti sui Social Media da Sfatare
May 14, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Mercoledì 12 maggio, si è svolto un seminario organizzato dall’Ambasciata USA in Italia in collaborazione con Ninja Marketing e Capitale Digitale, destinato ad esperti di comunicazione online e ad aspiranti imprenditori. Fortunatamente l’evento era fruibile anche in live streaming per cui chi, come me, non ha potuto seguire il seminario in loco, ha comunque potuto partecipare attivamente via web (era anche possibile porre domande ai relatori in diretta).
L’incontro, introdotto dal Viceo Capo Missione USA Elizabeth Dibble, ha visto l’intervento di Merlin Mann, scrittore ed esperto statunitense di Social Media che si è collegato da San Francisco, e Alex Giordano, fondatore di Ninja Marketing ed esperto di marketing non convenzionale.
Merlin Mann, con freschezza e chiarezza d’esposizione, ha elencato subito i tre falsi miti sui social media su cui molto spesso cadono imprenditori, piccole aziende e più in generale tutti coloro che hanno poca dimestichezza con i nuovi linguaggi della rete:
- I Social Media sono una cosa da ragazzini!
- I Social Media? Tutta una questione di marketing e PR gratuiti!
- Con i Social Media ho il controllo assoluto del messaggio!
Secondo Mann, in generale la percezione del grande pubblico su questi temi è del tutto sbagliata. I social media non hanno il compito di fungere da surrogato o sostituto di amicizie e di esperienze di vita “reali” bensì hanno la funzione di connettere le persone ad una velocità e ad un livello tale che fino a qualche anno fa erano impensabili.
Per un’azienda questo significa poter entrare in contatto diretto con il proprio pubblico, capire (o perlomeno cercare di capire) chi sono, che interessi hanno, e avvicinarsi a loro. Quindi i social media sono per i ragazzini? Certamente, ma anche per tutti gli altri. Sono un punto di contatto e di networking tra le persone.
Mann parla di Facebook e di Twitter che sono i Social Media che hanno catalizzato il maggior numero di persone e di interesse, dove c’è un continuo interscambio di informazioni e user-generated content. E pone l’attenzione su un punto troppo spesso sorvolato: l’attività di un’azienda o di un professionista sui social media non può essere considerata un’attività a basso costo o addirittura a costo zero. Il successo di Zappos su Twitter, ad esempio, è emblematico perché dietro a questo successo c’è un grande investimento di risorse economiche ed umane che hanno permesso di sviluppare un canale diretto con i clienti per dare risposte rapide su Twitter.
Certe aziende sono ancora ad un punto in cui non sanno nemmeno cosa sta succedendo sui social media. Come nel mondo “reale”, anche qui c’è del buono e del cattivo. Ma bisogna almeno “bagnarsi i piedi” – questo l’invito di Mann – vedere cosa sta accadendo in quei luoghi per farsi almeno un’idea, per ragionarci sopra e poi fare scelte informate. Ad es. registrando il brand aziendale sui SM se ancora non è stato fatto; altrimenti lo farà qualcun altro, appropriandosi quindi dell’identità del marchio in quei contesti, con tutti gli annessi e connessi del caso.
Si arriva così al secondo falso mito da sfatare: i social media sono strumento di marketing o PR gratis? Questo non è assolutamente vero! Anzi, per le giovani/piccole aziende con poco budget a disposizione qualsiasi investimento in attività di marketing è comunque consistente. Quando si comincia un business spesso non ci si preoccupa di investire risorse in queste attività per carenza di fondi. Una soluzione iniziale potrebbe essere quella di leggere libri e blog di approfondimento che trattano questi temi.
Quando si dice PR a che cosa si pensa? Ai comunicati stampa, alle relazioni con i media, e a sponsorizzazioni di eventi, ad esempio. Tutte attività di PR che però differiscono in modo sostanziale dalle attività che si fanno sui social media perché in rete le persone parlano di tutto e anche dei brand, quindi le aziende non devono utilizzarlo come un canale di comunicazione unilaterale attraverso cui parlare sempre e solo di se stesse e di quanto si è bravi.
Quindi è importante individuare il proprio pubblico sui SM, ascoltarli e capire cosa amano, che cosa cercano in rete. Chiedersi innanzitutto: chi vogliamo raggiungere? Chi ci è utile? Un mito all’interno del mito è che siccome è tutto gratis, si può buttare ogni tipo di contenuto in rete “a pioggia”.
Se un’azienda è su Twitter, FB o ha un blog deve trovare dei contenuti che possano stimolare la conversazione ed avvicinare le persone a sé. Per attrarre un vero pubblico di persone nuove Merlin Mann consiglia quindi di parlare di argomenti diversi da quelli strettamente correlati al proprio business.
Le aziende spesso tendono a parlare di se stesse. Ma le persone sui Social Media vogliono sapere se si ha qualcosa da offrire loro che non possono avere da altre parti. E questo ci porta ad un altro punto importante: creare una nostra presenza UNICA in rete. E come si possono usare i social media per essere veramente unici? Ad es. diventando noi stessi una fonte di informazioni per gli altri costruendo quindi un rapporto di fiducia con le persone; offrendo contenuti di valore che non si trovano altrove; essendo utili. La parola chiave qui è la costruzione di rapporti.
Si passa poi all’ultimo falso mito: il controllo in rete.
Le nuove tecnologie negli ultimi anni hanno cambiato molte cose e così anche il modo di fare business non sarà più uguale a prima. Ora ci sono molte nuove opportunità per creare business intorno ai media elettronici che prima non esistevano. Ed il suggerimento di Mann è che dobbiamo adattarci a queste nuove regole. La gente fa acquisti ogni giorno e sempre di più, grazie alla rete, può dire la propria opinione ed essere influente sulle decisioni d’acquisto di altri. Questo è un dato di fatto.
Se quindi io azienda/brand (ma questo vale anche per gli individui) “scendo in campo” e sono sul web devo sapere quanta mancanza di controllo sono disposto a tollerare. E’ un “trade off”, un compromesso.
Interviene Alex Giordano, il quale porta il discorso sul valore della relazione, il legame che si viene a creare tra le persone online. Alle aziende quindi spetta il compito di capire queste nuove dinamiche ed entrare in relazione diretta ed empatica con le persone.
Sempre rimanendo in questo ambito, la sfida che lancia Giordano al mondo delle aziende è questa: quanto può giovare ai brand utilizzare metriche quantitative per misurare lo spazio delle relazioni? Ha certamente più senso concentrarsi su altri parametri qualitativi.
Un altro tema importante che Giordano vuole far emergere da questo incontro è quello della ridistribuzione del valore. Sempre di più le persone, attraverso la propria partecipazione e la creazione di contenuti, hanno consapevolezza di creare valore all’impresa. L’azienda oggi è pronta a pensare a meccanismi di ridistribuzione del valore? E in che termini?
Social media significa rapporti interpersonali, quindi il linguaggio utilizzato dai brand è essenziale. Nei social media le comunicazione stile spot pubblicitario non è accettabile. Occorre fare un discorso sul senso. E’ possibile sostenere il progetto di senso che la marca appoggia. Il sito aziendale a quel punto può essere utilizzato come un “hub” con la funzione di raccoglitore e contenitore di contenuti creati dagli utenti e dal brand. Dalla sua esperienza, Giordano suggerisce che il brand si deve porre come “piattaforma” di scambio e di incontro. Alle persone interessa il legame utente-utente, e il brand può essere un abilitatore e facilitatore di questi rapporti. Perché le aziende “lovemark” alla Apple sono davvero poche!
A conclusione dell’incontro i due relatori ci lasciano con due spunti su cui riflettere:
- Merlin Mann: i social media sono un investimento che noi facciamo e non una panacea per tutti i mali o per risolvere tutti i problemi aziendali.
- Alex Giordano: non c’è altra strada da percorrere che provare, ascoltare i feedback, ricalibrarsi e migliorarsi.
L’incontro è stato twittato live dal pubblico. E’ possibile raccogliere gli interventi e i commenti effettuati su Twitter utilizzando l’hashtag #SocialMediaMyths
Patrizia Re
Una Toscana per il viaggiatore2.0
April 7, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Pubblichiamo un guest post scritto per il nostro blog da Mirko Lalli, Responsabile Marketing e Comunicazione di Fondazione Sistema Toscana nonché relatore del Master in Social Media Marketing & Web Communication di Scuola di Comunicazione IULM.
In uno scenario in cui oltre due terzi degli utenti internet frequentano almeno un Social Network l’impatto di tali abitudini sulla vita dei singoli individui, e degli stessi viaggiatori, sono irreversibili. Non è futuro, è presente: i Social Media sono uno dei principali canali di comunicazione e gestione delle relazioni personali.
La Regione Toscana attraverso la campagna “Voglio vivere così” ha interpretato tempestivamente questo scenario aprendosi alle innumerevoli opportunità offerte da un approccio strategico ai Social Network, equiparandoli agli altri media nella promozione del proprio territorio nel mondo.
Per raggiungere questo obiettivo, la campagna ha coinvolto i media tradizionali – stampa, tv – ma soprattutto le applicazioni più innovative del mondo di internet, rappresentando il primo esempio di utilizzo sinergico dei diversi mezzi di comunicazione nel settore turistico.
La strategia di comunicazione della Toscana, ideata e realizzata da Fondazione Sistema Toscana, punta dunque a riposizionare il territorio da Landmark a Lovemark, nel tentativo di far percepire, con modalità fortemente emozionali e personali, le diverse e affascinanti sfaccettature che caratterizzano questa terra: dal patrimonio artistico e culturale alla tradizione enogastronomica, dall’artigianato alla moda.
Il target a cui si rivolge è quello del viaggiatore, più che del turista, giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta più di nicchia e meno canonica, fruitore di internet e dei social network piuttosto che delle agenzie di viaggio tradizionali.
Il concept che sta dietro il nome “Voglio vivere così” indica una precisa scelta: quella di una Toscana non solo da visitare, ma da amare e da vivere, da scegliere come stile di vita e di benessere. Una Toscana bella non solo per l’enorme patrimonio culturale e artistico presente, ma per una somma di diversi fattori e per le esperienze, anche emozionali, che può offrire.
La campagna nasce e si pone come obiettivo anche quello di accompagnare il viaggiatore prima, dopo e durante il soggiorno in Toscana con tutte le informazioni e gli strumenti di cui ha bisogno ragionando in ottica multipiattaforma.
La campagna, per questo, è fatta di persone per le persone: è stata creato un social media team formato da 13 evangelist, che presidia ogni giorno più di 40 diversi social media e centinaia di blog, inondando di toscanità la rete, ascoltando le tendenze del web, intercettando i bisogni, le aspettative e le priorità del viaggiatore che vuole venire in Toscana.
In questo senso è prevista una serie di servizi web e mobile tra i quali un aggregatore del meglio dei contenuti generati dagli utenti dedicati alla Toscana, la mappa degli hotspot wifi, il social customer care, un servizio user generated dedicato agli eventi e l’applicazione di realtà aumentata per iPhone già in via di approvazione da parte di Apple.
Le attività si orientano principalmente al coinvolgimento del pubblico internazionale. Oltre il 60% degli utenti proviene da fuori Italia. Nei primi due mesi il team ha confezionato oltre 3.000 contenuti originali con l’obiettivo di stimolare le conversazioni, generando oltre 12.000 reazioni e interazioni con il pubblico all’interno dei 45 presidi stabili tematici tra i principali Social Network generalisti e verticali sul mondo del turismo.
Un’altra attività fondamentale è quella relativa all’ascolto della rete. Più di 3.000 fonti vengono costantemente monitorate per estrapolare pensieri e conversazioni in rete che riguardano la Toscana. L’analisi delle centinaia di migliaia di messaggi provenienti da tutto il mondo, serve come base per monitorare l’operato del Team e per scoprire nuove evidenze utili a migliorare la percezione dell’offerta turistica del territorio.
La strategia di comunicazione della campagna ha previsto fin dall’inizio la realizzazione di concorsi on line che privilegiano gli eventi meno noti al grande pubblico. Partecipare a queste manifestazioni per un turista straniero significa partecipare alla vita, alla cultura, allo stile e alla storia del territorio. In palio, infatti, ci sono viaggi, ingressi a musei, a concerti e soggiorni in molte località toscane. Il concorso a premi, essendo un sistema di comunicazione ad alto coinvolgimento emotivo, consente di dare immediata notorietà a livello internazionale a luoghi, avvenimenti, eventi anche meno conosciuti.
Alcuni numeri della campagna nei primi due mesi di attività a regime:
- Social network:
oltre 25 milioni di persone raggiunte tramite i social media
45 presidi stabili all’interno dei social network
- Portale del turismo, www.turismo.intoscana.it
400.000 visualizzazioni al giorno di contenuti relativi alla Toscana
1,2 milioni di contatti quotidiani
- Concorsi
24 concorsi
17.000 premi in palio
17.000 visite online alla piattaforma concorsi web nel primo mese di attività
oltre 18.000 partecipanti a “squillami nei musei”, 1460 solo nei primi 15 giorni dal lancio
Brand Reputation Online: in Rete vince il dialogo e non la censura
March 31, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo
Vorrei condividere con voi una riflessione su come il concetto di brand reputation si sia evoluto con l’avvento della rete. Mi è capitato di imbattermi nella lettura di diversi casi di aziende che si sono esposte sul web senza però conoscerne le dinamiche e senza considerare i rischi a cui sarebbero potute andare incontro nel caso in cui le politiche adottate sia online che offline non fossero proprio corrette e trasparenti.
Molto dibattuto il caso John Ashfield. Protagonista Sybelle, che aveva postato sul suo blog un commento negativo su una campagna stampa di John Ashfield, seguito da un post anonimo che accusava l’azienda di produrre in Bangladesh e non in Irlanda e Scozia. Anziché risolvere la questione attraverso il dialogo e il confronto, l’azienda ha prima censurato il blog, e poi lo ha riattivato cancellando il post incriminato, tenendo Sybelle all’oscuro di tutto anziché cercare il dialogo con lei o con gli autori dei successivi post considerati infondati. L’azienda ha poi cercato di cavarsela scrivendo a Sybelle una lettera dai toni accusatori, insinuatori e offensivi, e postandola poi su tutti i blog che avevano discusso del caso, invece di rivolgersi direttamente e personalmente ai blogger, scatenando così molti commenti negativi in rete che non hanno di certo agevolato alla brand reputation dell’azienda.
Un altro caso di cattiva gestione delle relazioni online riguarda i lucchetti dell’azienda Kryptonite, che subì un grosso danno d’immagine a seguito di un post pubblicato su un forum, che svelava come aprire questi lucchetti utilizzando una penna Bic. Immediata la diffusione della notizia nella blogosfera, con tanto di video dimostrativi, e successivamente sui network televisivi statunitensi. Nessuna reazione da parte dell’azienda, che optò per il silenzio, e nel frattempo spese 10 milioni di dollari per sostituire i lucchetti difettosi, convinta che i suoi clienti non leggessero i blog. Invece per molto tempo googlando il nome dell’azienda comparivano ai primi posti della SERP articoli critici sul caso, cosa che non sarebbe successa se l’azienda avesse partecipato in modo costruttivo al dialogo.
Ultimo caso che vorrei condividere con voi riguarda Ryanair. Jason Roe scopre un bug nel sito della compagnia, che gli permette di prenotare voli a costo zero. Pubblica un post a proposito, e tra i commenti di stupore per la storica impresa, ne spicca uno anonimo di insulti che si scoprirà poi essere di un dipendente Ryanair, seguito a ruota da altri colleghi che pubblicano commenti aggressivi e maleducati. Ryanair, anziché intervenire ufficialmente per scusarsi e smorzare i toni, magari rimproverando lo staff, rilascia una dichiarazione al Times Online in cui definisce i blogger “lunatici e idioti”e si rifiuta di prestare attenzione alle conversazioni in rete. Grosso controsenso per un’azienda il cui core business è online. Per non perdere la faccia sarebbe bastato ringraziare Jason per la scoperta oppure, una volta scoppiato il dibattito, scusarsi ufficialmente e trasformare questa situazione negativa in un’opportunità di ascolto, confronto e dialogo.
Si deduce da casi come questi che censurare, minacciare, tacere e non ascoltare o non concedere diritto di parola al popolo online sono atteggiamenti sbagliati, soprattutto se un’azienda decide di esporsi sul web.
Ma allora, quali principi deve seguire un’azienda nella gestione della propria brand reputation online? Ecco uno schema esplicativo di quello che un’azienda dovrebbe fare:
- Monitorare: per comprendere come funziona l’ambiente del web 2.0 e le sue regole;
- Condividere con gli utenti informazioni, sia corporate che di prodotto, in tutta trasparenza;
- Partecipare attivamente alle conversazioni che la riguardano con un proprio blog o account sui social media o creando occasioni di dialogo e confronto diretto.
Numerose sono, d’altro canto, le aziende che in rete “ci hanno messo la faccia” in maniera consapevole e adottando il giusto approccio/atteggiamento. Citandone alcune: Barilla che “Nel Mulino che vorrei” riunisce i consumatori in una community in cui proporre, votare e condividere idee; ATAC, l’azienda romana di trasporti pubblici, che tramite un account twitter fornisce segnalazioni su deviazioni, guasti, traffico ponendosi in modo “umano” conversando e risolvendo dubbi; Ford che integrando i social media nella sua strategia di comunicazione sottolinea la trasparenza aziendale e dialoga con i clienti (Twitter viene usato in prima persona dal responsabile Ford per rafforzare il lato umano); ed infine Famiglia Cristiana, che con l’iniziativa “Il più simpatico del Vangelo” invita i lettori a votare il personaggio preferito attraverso un’apposita applicazione sulla sua pagina Facebook.
Ascoltare, dialogare, informare, stimolare, chiedere pareri e condividere è il modo giusto di porsi di fronte a quelli che non sono più solo consumatori ma prosumer, testimonial, dialogatori di esperienza di marca/prodotto. Perché la reputazione di un’azienda nasce dalle persone, ovvero dai clienti – e dai dipendenti – dell’azienda stessa.
E tu, conosci altri casi di successo/insuccesso di gestione della brand reputation in Rete? Condividili qui con noi.
Stai muovendo i primi passi come libero professionista sui Social Media? Allora leggi questo post
February 3, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Stai pensando di avviare un’attività da libero professionista nei Social Media ma non sai come muovere i primi passi? In questo guest post Roberto Marmo, professore a contratto di informatica, relatore del Master in Social Media Marketing & Web Communication e autore dei libri “Creare applicazioni per Facebook” e “Promuoversi con i business social network” ti spiegherà il suo percorso professionale negli aspetti tecnologici dei social network che lo ha portato a scrivere libri e a partecipare a molte conferenze.
Mi chiamo Roberto Marmo e sono consulente informatico e professore a contratto di informatica presso la Facoltà di Ingegneria della Università di Pavia e Facoltà Scienze MM.FF.NN. della Università Insubria – Como. Ho conseguito il Dottorato di Ricerca nel riconoscimento di oggetti tramite visione artificiale ed elaborazione dell’immagine digitale.
Ho sempre avuto l’interesse per la divulgazione scientifica, che mi ha portato a leggere moltissimo e a frequentare corsi di scrittura tecnica e giornalistica. D’altronde, un ricercatore scientifico deve creare progresso, fare innovazione, ma deve anche comunicarla per farla conoscere, farne apprezzare i vantaggi, trovare fondi economici per le ricerche.
Il mio primo libro si chiama “Introduzione alla visualizzazione scientifica”. E’ nato dopo aver seguito un corso di specializzazione durante la mia attività di ricerca sulla visualizzazione dell’informazione in cui cercavo strumenti grafici per mostrare tante informazioni con la varietà di colori e forme. Stavo cercando informazioni e trovavo sempre tanto materiale in inglese e pochissimo in italiano, ho anche notato l’interesse di tante persone per l’argomento. Così ho deciso di mettermi alla prova radunando in un libro tutto il materiale che avevo raccolto per offrire un percorso attraverso cui formare le basi necessarie per approfondire l’argomento dando i riferimenti alle fonti da esplorare.
Nell’ambito della visualizzazione delle informazioni mi sono interessato al visual data mining per analizzare i dati di navigazione su internet e di uso dei sistemi per e-learning.
A metà del 2007 un collega mi suggerisce di iscrivermi a LinkedIN per cercare altri ricercatori con cui organizzare progetti e trovare opportunità di finanziamento. A ottobre 2008, su consiglio di un’amica, mi iscrivo a Facebook per tenermi in contatto con lei. Creo il mio profilo, ma inizialmente non lo uso attivamente; infatti, fino a gennaio 2009, ho solo la sua amicizia e nessuna fotografia.
A gennaio 2009 compro una rivista di informatica attirato da una copertina dedicata alla visione artificiale e vengo incuriosito da un articolo sulla programmazione di Facebook. Dopo poche righe già penso alle varie possibilità di elaborare informazioni sociali offerte dalla piattaforma per conoscere nuove persone, creare nuovi contatti, creare nuove forme di divertimento e di apprendimento. Mi metto quindi alla ricerca e raccolta di ulteriore materiale di approfondimento ed incomincio ad organizzarlo. Aver notato la mancanza di un libro in italiano mi fa accendere la classica lampadina in testa; mi prometto di non perdere questo treno in partenza verso un nuovo genere di programmazione. Ne parlo con Angelo Iacubino, programmatore e co-autore del libro, ed insieme scriviamo la proposta editoriale. Qualche editore non ci risponde, mentre l’editore FAG in poche ore nota l’opportunità e crea il contratto per noi. Ed ecco nascere in tre mesi il libro “Creare applicazioni per Facebook” dedicato ai linguaggi di programmazione FBML e FQL, come costruire un’applicazione Facebook, raccolta di esempi, come promuovere l’applicazione. Si tratta di un libro rivolto ai tecnici programmatori con esperienza di sviluppo su internet.
La parte più difficile del libro dal mio punto di vista è stata quella relativa alla stesura del progetto editoriale: non volevo fare una traduzione dai tanti libroni in lingua inglese. Io stesso prima dell’acquisto di un libro mi informo e cerco solo di comprare testi dai contenuti in grado di fornirmi un valore aggiunto e di portare a nuovi ulteriori sviluppi/vantaggi. Mi è tornata utile l’esperienza didattica universitaria, soprattutto è stata utile l’analisi delle mie necessità dopo aver letto quell’articolo per rispondere a domande del tipo: “D’accordo, fare un’applicazione Facebook mi piace e mi sarà utile, ma cosa devo attuare per fare il primo passo? Quali strumenti procurare? Come far nascere idee e scrivere il primo semplice software?” Forte di questa esperienze, ho cercato di scrivere qualcosa per mettere il lettore in grado di muovere da solo i primi passi per poi spiccare il volo, qualcosa di pratico con poche pagine e una copertura delle varie problematiche e possibilità di sviluppo per poi fornire le modalità per approfondire e aggiornarsi. Il problema del costante aggiornamento fa invecchiare rapidamente i libri di informatica, per cui ho creato un sistema di aggiornamento e creazione di comunità di persone interessate attraverso sito internet, fan page Facebook per promuovere il libro e gruppo per avviare discussioni tra i lettori.
Dopo l’uscita del libro a metà giugno ho avviato la campagna di promozione delle vendite tramite la stesura di articoli, interviste, e la segnalazione del libro stesso a esperti e organizzatori di eventi nel settore. A tal fine, ho approfondito le tematiche del personal branding come descritto nel post del blog del Master in Social Media Mkg.
Sono così stato invitato come relatore a eventi come GTForum 2009, Social Money, SMAU, Facebook Garage Developer, IBM e altri seminari in varie università italiane. Una mattina apro la mia posta elettronica e trovo un messaggio degli organizzatori del Master in Social Media Marketing IULM che mi invitano a tenere un ciclo di lezioni poiché mi avevano conosciuto proprio durante alcuni degli eventi sopraccitati. Accetto subito l’incarico e ne ricavo una bella esperienza umana oltre che ricca di nuove idee sulle applicazioni Facebook (su questo blog di Micaela Fiorito si può leggere un breve resoconto della mia lezione).
Contemporaneamente, l’opera di SEO comincia a dare i frutti: le persone arrivano al mio sito internet www.robertomarmo.net e fan page www.facebook.com/creare.applicazioni (notare il .net del mio sito dedicato alla voglia di creare network sociali e il vanity URL della fan page su FB), notano l’aver pubblicato un libro e le esperienze universitarie, mi fanno altre proposte editoriali e richieste di consulenze.
Per sviluppare ulteriormente il business networking mi iscrivo a Milan IN, il club degli iscritti a LinkedIn in Lombardia. Comincio a studiare il funzionamento del business networking, conosco altre persone interessanti e intanto traggo spunti e ispirazioni per il mio libro successivo: “Promuoversi con i business social network”. Stavolta non si tratta di programmazione, ma di teoria dei business network e dei consigli per gestire la presenza in LinkedIN, Viadeo, XING, Club IN nati dalla mia esperienza e pratica ormai quotidiana. Cosa fare e cosa non fare per creare contatti, far conoscere il proprio profilo, evitare le truffe ed i falsi profili per difendere la privacy, gestire l’incontro diretto e misurare i risultati del networking sono argomenti da affrontare per un efficace networking.
Volendo riassumere il messaggio di fondo che cerco di trasmettere durante il networking, oltre a un forte spirito ottimistico, cerco di avere una chiara visione di quello che vorrei ottenere da un nuovo contatto per poi stabilire come raggiungere il contatto. Cerco sempre di dare la sensazione di crescere insieme per dare agli altri un valore in termini di uso, un qualcosa in grado di offrire la possibilità di migliorare, un valore più grande di quello economico da prendere in cambio. In questo modo ho incontrato tante persone che, a loro volta, mi hanno aperto tante nuove porte. Inoltre, mi sforzo di non buttare via nulla e di mettere le mie idee ed esperienze nero su bianco per condividerle. Ad es. se non c’è un pubblico tanto ampio da poter essere interessato a un libro o una rivista c’è sempre l’ebook e il mio sito (il prossimo passo sarà proprio la scrittura di alcuni ebook più specialistici).
Concludendo, dopo un anno di esperienza nei social network sono sicuramente molto soddisfatto dei risultati, perché hanno ripagato gli sforzi e gli studi di tante discipline nonostante i molti dubbi iniziali. I risultati del 2009 sono poca cosa rispetto a quello che mi attende nel 2010 includendo l’uscita di nuovi libri, articoli, partecipazione a tante conferenze, sviluppo di applicazioni sociali in grado di far collaborare le persone per contribuire allo sviluppo di una società migliore, per iniziative comuni, per sviluppare il senso del “noi in Facebook” e non solo “io in Facebook”.
I consigli che mi sento di dare riguardano: attenzione a non cadere nelle trappole di chi offre materiale a caro prezzo senza avere le competenze per scriverlo; approfondire la conoscenza della tecnologia informatica dei social media ma anche il marketing e gli aspetti di psicologia sociale; aumentare il networking nel proprio ambito professionale ma anche in settori molto diversi e trasversali per avere idee e stimoli nuovi.







