Geolocalizzazione: sicuri che funzioni davvero?!
January 12, 2012 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Adoro parlare di geolocalizzazione.
Mi piace perché è strettamente connesso al mondo degli smartphone e quindi ha molte implicazioni tecnologiche, oltre che sociali.
Ne ho parlato alle ultime lezioni tenute al Master in Social Media Marketing IULM, ne ho scritto nel capitolo di un libro, ne ho disquisito agli ultimi eventi dove sono intervenuto.
Insomma, sono proprio di parte.
Però ho osservato dei movimenti, ho visto delle cose e mi/vi faccio una domanda: siamo sicuri che il giocattolo non si è rotto?
All’ultimo IAB (2011) i numeri e le statistiche circa l’utilizzo del mobile e gli investimenti in questo segmento erano entusiasti. L’osservatorio del Politecnico di Milano ha fatto una classifica delle attività svolte con gli smartphone:
- social network
- messaging
- telefonate
…e mi fermo qua!
Google offre segnali positivi rilasciando, tra Ottobre e Novembre (2011) il servizio GoMo con il quale aiuta i proprietari di un sito web a realizzarne la versione compatibile con i device mobili, regalando linee guida e tool di verifica della compatibilità.
Lo scenario dipinto è rosa.
Però alcuni movimenti li ritengo sospetti, più che nell’ambito mobile, nel contesto della geolocalizzazione; vanno via a braccetto ma, effettivamente, non sono la stessa cosa.
Foursquare ha da poco rilasciato la sua ultima funzionalità: Radar.
La presentazione, naturalmente, è quella dello strumento che “agevola la vita”; il risultato è invece un qualcosa di invasivo e fastidioso che ti avvisa all’istante di una venue nei pressi invitandoti ad effettuare il check-in. Ora, tralasciando questioni legate alla batteria dello smartphone (immaginate di stare a Manhattan!), non vi sembra che sia un tentativo di spingere ancora di più l’utente a compiere il check-in? Che sia il segnale che la base dati, nonostante tutto, non ha ancora raggiunto la massa critica?
Di recente, con la novità associata agli eventi (non ancora disponibile in Italia), ha dato un ulteriore messaggio che va in una direzione sospetta: “No Longer About Where You Are, But What You’re Doing“, non si tratta più del dove, ma del cosa sta facendo l’utente. Ma non ci sono già Facebook e soprattutto Twitter per questo?
Gowalla, con l’ultima major release della propria applicazione, ha cambiato modello di business spostando l’attenzione, anche in questo caso, dal “dove” al “cosa” per mezzo delle storie e degli itinerari.
Facebook, per quello che concerne il prodotto Places, ha effettuato una manovra che parla chiaro: l’ha cancellato.
Il check-in è sempre disponibile, come funzione, nella schermata del wall (parlo dell’applicazione per smartphone), ma gli ha sicuramente fornito una minor visibilità, confermata da una dichiarazione “dietro front” degli interni.
Groupon, che ha una definita anima geolocal, è ancora uno dei più grandi punti di domanda dibattuti anche oltreoceano. Tra l’altro, in questo caso, ci sarebbe dovuto essere anche il marcato orientamento all’offerta commerciale ad incentivarne l’utilizzo. Ed invece…
Di nuovo: non è che il giocattolo si è rotto?
Poi, in Italia, purtroppo mi viene da pensare che forse non sia nemmeno mai partito.
Marco Ziero di MOCA Interactive
Mobile marketing, perché utilizzarlo e perché sarà il futuro…
June 23, 2009 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo
Il modo più semplice per comprendere le dinamiche e le enormi potenzialità del Mobile Marketing in Italia, è cominciare dall’analisi di alcuni dati statistici.
Nel nostro paese i mobile users sono 46 milioni di cui il 13% (circa 6 mln), si è connesso alla rete nel primo trimestre del 2009. In media, quest’ultima fetta di consumatori, effettua 10 accessi mensili con una durata di 11 minuti. Al momento i cellulari hanno un tasso di penetrazione pari al 86,4 %, un valore decisamente alto se lo confrontiamo con il 92,1 % della TV, e soprattutto sorprendente se consideriamo solo la fascia “giovane” del mercato perché noteremmo che questi valori, addirittura, si scambiano.
Da questi si può facilmente notare come il device mobile è una concreta e reale opportunità di promozione e marketing. Non il comune advertising ma una nuova forma di approccio al cliente che ci dà la possibilità di entrare in uno dei suoi spazi più privati: il cellulare e tutto quello che contiene. Grazie al mobile marketing abbiamo la possibilità di rimanere, con i nostri advertising, sempre nella “tasca” del possibile consumer, e se bravi, anche di effettuare delle proficue operazioni di branding tramite la personalizzazione dei devices altrui.
Una nuova frontiera di approccio e, soprattutto, una nuova frontiera rispetto alla geo-localizzazione. Le nuove tecnologie ci danno la possibilità di sfruttare strategie di marketing di prossimità, dove il consumer può ricevere determinati messaggi pubblicitari relativi alla sua posizione e ai prodotti/shop nelle immediate vicinanze. Un’occasione per sfruttare diversi stimoli sensoriali direttamente legati ad una call to action vicina e accessibile.
Infine come non menzionare i nuovi devices o, più precisamente, “il device” aka iPhone (da oggi iPhone 3GS). Lo strumento che più di tutti gli altri ha rivoluzionato l’utilizzo di internet tramite l’apparecchio mobile. L’evoluzione raggiunta mette in mano all’utente, e conseguentemente ai marketer, nuove soluzioni di utilizzo ed user experience. Basti pensare che “The big G” (Google), fiutando l’enorme potenziale, ha introdotto gli advertising del servizio AdSense all’interno della loro Serp Mobile.
Tutti spunti che ci fanno comprendere quanto il mobile mktg è l’immagine di un immediato futuro, sempre più 2.0. Un mondo di relazioni in movimento dove ognuno potrà raggiungere chiunque in qualsiasi momento. Un futuro prossimo che ci fornirà la “condivisione” sempre più facilitata e la possibilità di eseguire sempre più operazioni “primarie” direttamente dal nostro device mobile. I marketer sono avvertiti, per non perdere un grossissima opportunità di rinnovamento e di nuovi modelli di business.
Un particolare ringraziamento va a Marco Massara, Search Marketing Director di BusinessFinder. Un brillante esperto del settore e un ottimo insegnante.
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