Conferenza di Foursquare a Bologna: la mia prima volta…da “Sindaco”!
July 30, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Il 17 luglio, in una calda giornata estiva, si è svolta a Bologna la prima conferenza italiana dei sindaci di Foursquare (o 4sqr come abbreviano gli appassionati del social game).
60 “sindaci” (è lo status che, all’interno del gioco, viene assegnato alle persone che diventano in un certo senso ambasciatori di un luogo, battendo la concorrenza a suon di check-in) tra cui il sottoscritto in compagnia di altri miei compagni del Master in Social Media Marketing, si sono dati appuntamento per incontrarsi e discutere di Foursquare, non solo come strumento ludico e di social networking, ma anche delle sue potenzialità come ulteriore canale strategico di marketing per le aziende.
Si è argomentato su svariati punti all’ordine del giorno, tra cui: la questione della privacy e la condivisione dei dati in rete; le possibilità di implementazione del servizio da ludico a strumento marketing-based; i punti di forza e di debolezza dello strumento; gli altri servizi basati sulla geo-localizzazione; una overview sugli applicativi social per servizi di CRM e controllo.
Importanti, a suffragio della quality experience della giornata, sono stati anche gli interventi dell’Assessore Palmiro Cangini (personaggio di Zelig interpretato da Paolo Cevoli) e soprattutto di Dennis Crowley, fondatore e CEO di Foursquare, il quale si è collegato in video-chat da New York, ha risposto alle nostre domande e ci ha dato qualche indizio sulle future strategie di sviluppo dell’applicazione.
E’ stata una giornata davvero ricca ed interessante di spunti dove ho avuto altresì modo di rivedere e/o conoscere persone con cui ero già in contatto o seguivo sui principali social media, come Luca Conti, Gianluca Diegoli, Marco Ziero e Stefano Mizzella, i quali hanno animato il pomeriggio con i loro interventi, le loro analisi e le loro proiezioni.
E che dire di più…a sottolineare il buon lavoro svolto dagli organizzatori e la risonanza che l’evento ha ricevuto sia online che offline, basta andare su google e fare una ricerca per #4sqconf per scoprire tutto quello che è successo prima, durante e dopo l’evento.
Vi lascio con questa domanda e un progetto embrionale: e se il passo successivo fosse l’Ambasciata?
L’uso dei social media da parte delle aziende italiane: Il SocialMediAbility delle aziende di Moda
July 7, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
L’efficacia e il valore dei prodotti formativi è proporzionale alla capacità degli stessi di comprendere le necessità del mercato e i contesti culturali e occupazionali all’interno dei quali esso va a inserirsi. Questo è particolarmente vero quando si tratta di formazione “executive” dove i contenuti formativi sono connessi con i processi di innovazione.
E’ sulla base di questa convinzione che il Master in Social Media Marketing & Web Communication della Scuola di Comunicazione Iulm sta sviluppando una ricerca sui processi di adozione e sull’utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane. Per superare i limiti di rappresentatività che penalizzano le rilevazioni basate sulle risposte ottenute dai sondaggi “lanciati” online (la forma che hanno molte indagini sul tema, italiane e straniere, tra cui alcune divenute molto note attraverso la rete), l’indagine ha una struttura complessa che si basa su tre fasi: analisi desk, sondaggio online e interviste cati.
La fase desk, attualmente in corso, prende in considerazione sei diversi settori: moda, alimentare, hospitality, servizi pubblici, banche e tecnologico. Per ciascun settore vengono analizzate 120 aziende (per un campione complessivo di 720 casi) ulteriormente segmentate per dimensioni (40 “grandi”, 40 “medie” e 40 “piccole”; l’attribuzione dimensionale viene effettuata in relazione ai dati di fatturato, con classi differenziate in relazione allo specifico di ciascun settore analizzato). Estraendo casualmente da ciascuna classe le 40 aziende da analizzare, l’indagine ricostruisce la presenza che le stesse si sono date (o non date) nel web e nei principali social media (Facebook, Youtube, Twitter, blog, Flickr, Linkedin).
Attraverso una scheda di analisi appositamente messa a punto, vengono valutati aspetti sia quantitativi che qualitativi della presenza social dell’azienda/brand (tra cui, ad esempio, il numero dei canali attivati, il tempo da cui lo sono, le attività dell’azienda sull’unità di tempo, il numero degli iscritti, ecc.) la cui ricomposizione sintetica consente di valutare le tre principali dimensioni sulla cui base si può valutare l’uso più o meno strategico dei social media da parte dell’azienda: orientamento 2.0, gestione, efficacia delle azioni adottate.
La misura di queste tre dimensioni permette di ricostruire quello che abbiamo definito l’indice di SocialMediAbility dell’azienda stessa. Rappresentabile graficamente sotto forma di un triangolo, l’indice SocialMediaAbility permette di ricostruire e rappresentare in maniera sintetica il livello di sviluppo delle attività di social media marketing messe in atto dalla singola azienda e di confrontarla con quella di altre aziende o dell’intero settore. Un esempio, tratto dai dati relativi al settore Moda, oltre a fornire importanti spunti di riflessione su come si sta sviluppando l’uso del social media marketing nei fashion brand italiani, può aiutare ad illustrare il modello di analisi adottato.
Le 120 aziende di settore analizzate (40 per ciascuna delle tre dimensioni considerate), distribuite su tutto il territorio nazionale, comprendevano naturalmente i principali brand presenti sullo scenario nazionale e globale di settore. Dai risultati raccolti emerge come:
- nessuna azienda di piccole dimensioni faccia uso di social media;
- solo il 10% di quelle medie ha attivati canali di comunicazione/relazione di questo tipo;
- mentre sono già l’87,5% le aziende grandi attive in questo senso;
- tuttavia, solo il 27% di queste ultime ha linkato gli ambienti social al sito del brand, a dimostrazione di un atteggiamento culturale nei confronti di questo genere di mezzi ancora in via di definizione e, per certi aspetti, ambivalente.
D’altra parte, è vero che le logiche “social” rappresentano un cambiamento radicale dei modelli di fare comunicazione e dunque, in un certo senso, di essere dell’azienda, che assume implicazioni specifiche e complesse nel caso dei fashion brand. Come il processo di “adozione” dei social media stia procedendo in maniera piuttosto eterogenea e non senza elementi di contraddizione all’interno del settore è ulteriormente dimostrato dal tipo di uso che i grandi brand fanno di tali mezzi, in molti casi davvero poco strategico e distonico rispetto alle logiche e alle grammatiche dei diversi canali social.
L’indice di SocialMediAbility relativo a 40 tra i principali fashion brand nazionali sintetizza in modo piuttosto efficace questa realtà: rispetto ai tre indicatori (Orientamento 2.0, Gestione ed Efficacia) valutati su una scala da 0 a 10, i punteggi medi ottenuti da tali aziende sono rispettivamente di 3, 2, 2, a dimostrazione di una qualche iniziale volontà ad affrontare tali ambienti, a cui tuttavia corrispondono pratiche di gestione ancora piuttosto embrionali e poco strategiche, scarsamente efficaci e poco in grado di tradursi in risultati di un qualche rilievo.
Il completamento di questa fase dell’indagine consentirà di sviluppare confronti tra i diversi settori e di valutare il significato dello scenario relativo al comparto moda da una prospettiva contestuale e di scenario.
Search Marketing: resoconto dell’evento The Google Show
July 5, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo
Venerdì 25 giugno l’Università IULM ha ospitato The G Show, un seminario di una giornata organizzato da Seolab sulle potenzialità offerte dai motori di ricerca, a cui noi corsisti del Master in Social Media Marketing & Web Communication abbiamo partecipato. Non il solito corso su tecniche di indicizzazione e posizionamento dei siti, ma un incontro dove, in perfetto stile 2.0, Michal Gawel, Mario Lupi e Robin Good, hanno parlato di motori di ricerca come generatori di valore per l’azienda.
SEO. Se è vero, come dice Michal Gawel, che “Il programmatore del sito vive di programmazione, il responsabile marketing di scienza della comunicazione e il SEO di evoluzione” allora bisogna, a detta dello stesso Gawel, individuare le sinergie, le relazioni aziendali e i modelli comunicativi, che permettono di sviluppare al meglio i progetti web aziendali. Non basta essere dei bravi SEO per posizionare un sito, né serve essere dei bravi programmatori, e nemmeno dei bravi grafici. Bisogna essere le tre cose insieme, bisogna saper combinare esigenze grafiche, estetiche, funzionali e promozionali con l’unico fine dell’ottimizzazione del sito.
Marketing predittivo. La grande mole di contenuti generati dalle persone, alimenta costantemente i database dei motori di ricerca. Allo stesso modo, l’abitudine alla condivisione delle informazioni, attraverso ”link”,” like” e “retweet”, sposta l’audience nel web e influenza il ranking. Detto con le parole di Mauro Lupi, responsabile area digital di Ammiro Partners, “I motori di ricerca siamo noi”. Se i motori sono gli utenti, analizzando il volume informativo che producono, possiamo capire quali sono gli interessi delle persone ed ottenere indicazioni utili per pianificare efficacemente l’advertising on line.
Google AdSense. Guadagnare attraverso la pubblicità sul proprio sito, è il tema sviluppato da Robin Good. Dall’individuazione del bisogno e della nicchia in cui operare, alla definizione di titoli-pagina e parole chiave, Good ha individuato i sei passi fondamentali da seguire per ottenere la massima visibilità su Google e sugli altri motori di ricerca, qui di seguito riassunti in modo molto efficace in soli 3 minuti.
Tre argomenti chiave, tre relatori d’eccezione, per veicolare un unico messaggio: Google non è solo motore di ricerca, ma è motore di nuove opportunità di business. E sono queste opportunità che i relatori hanno saputo comunicare efficacemente, coinvolgendo la platea in una discussione partecipativa sul modello di un talk show … anzi di un Google Show.
E tu? Quali sono le tue esperienze alle prese con le strategie di search marketing per migliorare la visibilità del tuo sito/blog? Condividile qui con noi.
Fuffa that works: il barcamp IULM dedicato al valore dell’intangibile
June 4, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Martedì 8 giugno, dalle 9:00 alle 13:00, presso l’Università IULM di Milano: è Fuffa That Works, titolo evocativo e irriverente del barcamp ideato dall’associazione laureati IULM (ALIULM).
Una giornata di discussione aperta a tutti per condividere le idee e stimolare la riflessione su quel fattore in più che “fa funzionare il giocattolo” quando si parla di marketing non convenzionale, advertising, comunicazione politica, new media, social media, mass media, arte, turismo, eventi e, più in generale, di comunicazione.
Una “non conferenza” che sarà innanzitutto collaborativa, e in cui i contenuti verranno proposti direttamente dai partecipanti. Nessun programma definitivo, ma un tema generale – il valore dell’intangibile, appunto – da declinare attraverso gli spunti e i contributi di attori del mondo del marketing e della comunicazione del calibro di Toni Capuozzo (Mediaset), Paolo Iabichino (Ogilvy), Roberto Tucci (eBay), Simone Tornabene (Ninja Marketing), Fulvio Zendrini (Italia 70), Paolo Guarino (docente di marketing politico all’Università di Firenze), e Maria Grazia Mattei (Meet the Media Guru).
Ci saremo anche noi del Master in Social Media Marketing & Web Communication in qualità di moderatori della sessione dedicata al marketing digitale e al social media.
Gli interventi proposti saranno organizzati in aree di discussione e sessioni tematiche. Partecipare sia come relatori che come uditori è semplice: basta andare sul sito del barcamp per avere tutte le info.
L’evento è patrocinato dall’Unesco e da Milano Expo 2015. Come media partner, “Fuffa that works” sarà seguito da wired.it e Current Tv.
A lezione di Societing con Alex Giordano e Adam Arvidsson
May 31, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo
In una recente lezione tenutasi al Master in Social Media Marketing & Web Communication si è discusso di Societing in compagnia di Alex Giordano, NinjaMarketing, e del sociologo Adam Arvidsson.
Da tempo Alex e Adam si occupano di questa materia portando avanti il lavoro fatto nei decenni precedenti da illustri studiosi delle complesse relazioni tra la società, i consumatori e il mondo delle imprese, quali Bernard Cova e Giampaolo Fabris.
Li abbiamo intervistati al termine della giornata e ne è uscito un video dai toni un po’ scherzosi e dai contenuti interessanti che linkiamo qui sotto.
Per chi vuole approfondire questo argomento può andare qui.
3 Falsi Miti sui Social Media da Sfatare
May 14, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, News
Mercoledì 12 maggio, si è svolto un seminario organizzato dall’Ambasciata USA in Italia in collaborazione con Ninja Marketing e Capitale Digitale, destinato ad esperti di comunicazione online e ad aspiranti imprenditori. Fortunatamente l’evento era fruibile anche in live streaming per cui chi, come me, non ha potuto seguire il seminario in loco, ha comunque potuto partecipare attivamente via web (era anche possibile porre domande ai relatori in diretta).
L’incontro, introdotto dal Viceo Capo Missione USA Elizabeth Dibble, ha visto l’intervento di Merlin Mann, scrittore ed esperto statunitense di Social Media che si è collegato da San Francisco, e Alex Giordano, fondatore di Ninja Marketing ed esperto di marketing non convenzionale.
Merlin Mann, con freschezza e chiarezza d’esposizione, ha elencato subito i tre falsi miti sui social media su cui molto spesso cadono imprenditori, piccole aziende e più in generale tutti coloro che hanno poca dimestichezza con i nuovi linguaggi della rete:
- I Social Media sono una cosa da ragazzini!
- I Social Media? Tutta una questione di marketing e PR gratuiti!
- Con i Social Media ho il controllo assoluto del messaggio!
Secondo Mann, in generale la percezione del grande pubblico su questi temi è del tutto sbagliata. I social media non hanno il compito di fungere da surrogato o sostituto di amicizie e di esperienze di vita “reali” bensì hanno la funzione di connettere le persone ad una velocità e ad un livello tale che fino a qualche anno fa erano impensabili.
Per un’azienda questo significa poter entrare in contatto diretto con il proprio pubblico, capire (o perlomeno cercare di capire) chi sono, che interessi hanno, e avvicinarsi a loro. Quindi i social media sono per i ragazzini? Certamente, ma anche per tutti gli altri. Sono un punto di contatto e di networking tra le persone.
Mann parla di Facebook e di Twitter che sono i Social Media che hanno catalizzato il maggior numero di persone e di interesse, dove c’è un continuo interscambio di informazioni e user-generated content. E pone l’attenzione su un punto troppo spesso sorvolato: l’attività di un’azienda o di un professionista sui social media non può essere considerata un’attività a basso costo o addirittura a costo zero. Il successo di Zappos su Twitter, ad esempio, è emblematico perché dietro a questo successo c’è un grande investimento di risorse economiche ed umane che hanno permesso di sviluppare un canale diretto con i clienti per dare risposte rapide su Twitter.
Certe aziende sono ancora ad un punto in cui non sanno nemmeno cosa sta succedendo sui social media. Come nel mondo “reale”, anche qui c’è del buono e del cattivo. Ma bisogna almeno “bagnarsi i piedi” – questo l’invito di Mann – vedere cosa sta accadendo in quei luoghi per farsi almeno un’idea, per ragionarci sopra e poi fare scelte informate. Ad es. registrando il brand aziendale sui SM se ancora non è stato fatto; altrimenti lo farà qualcun altro, appropriandosi quindi dell’identità del marchio in quei contesti, con tutti gli annessi e connessi del caso.
Si arriva così al secondo falso mito da sfatare: i social media sono strumento di marketing o PR gratis? Questo non è assolutamente vero! Anzi, per le giovani/piccole aziende con poco budget a disposizione qualsiasi investimento in attività di marketing è comunque consistente. Quando si comincia un business spesso non ci si preoccupa di investire risorse in queste attività per carenza di fondi. Una soluzione iniziale potrebbe essere quella di leggere libri e blog di approfondimento che trattano questi temi.
Quando si dice PR a che cosa si pensa? Ai comunicati stampa, alle relazioni con i media, e a sponsorizzazioni di eventi, ad esempio. Tutte attività di PR che però differiscono in modo sostanziale dalle attività che si fanno sui social media perché in rete le persone parlano di tutto e anche dei brand, quindi le aziende non devono utilizzarlo come un canale di comunicazione unilaterale attraverso cui parlare sempre e solo di se stesse e di quanto si è bravi.
Quindi è importante individuare il proprio pubblico sui SM, ascoltarli e capire cosa amano, che cosa cercano in rete. Chiedersi innanzitutto: chi vogliamo raggiungere? Chi ci è utile? Un mito all’interno del mito è che siccome è tutto gratis, si può buttare ogni tipo di contenuto in rete “a pioggia”.
Se un’azienda è su Twitter, FB o ha un blog deve trovare dei contenuti che possano stimolare la conversazione ed avvicinare le persone a sé. Per attrarre un vero pubblico di persone nuove Merlin Mann consiglia quindi di parlare di argomenti diversi da quelli strettamente correlati al proprio business.
Le aziende spesso tendono a parlare di se stesse. Ma le persone sui Social Media vogliono sapere se si ha qualcosa da offrire loro che non possono avere da altre parti. E questo ci porta ad un altro punto importante: creare una nostra presenza UNICA in rete. E come si possono usare i social media per essere veramente unici? Ad es. diventando noi stessi una fonte di informazioni per gli altri costruendo quindi un rapporto di fiducia con le persone; offrendo contenuti di valore che non si trovano altrove; essendo utili. La parola chiave qui è la costruzione di rapporti.
Si passa poi all’ultimo falso mito: il controllo in rete.
Le nuove tecnologie negli ultimi anni hanno cambiato molte cose e così anche il modo di fare business non sarà più uguale a prima. Ora ci sono molte nuove opportunità per creare business intorno ai media elettronici che prima non esistevano. Ed il suggerimento di Mann è che dobbiamo adattarci a queste nuove regole. La gente fa acquisti ogni giorno e sempre di più, grazie alla rete, può dire la propria opinione ed essere influente sulle decisioni d’acquisto di altri. Questo è un dato di fatto.
Se quindi io azienda/brand (ma questo vale anche per gli individui) “scendo in campo” e sono sul web devo sapere quanta mancanza di controllo sono disposto a tollerare. E’ un “trade off”, un compromesso.
Interviene Alex Giordano, il quale porta il discorso sul valore della relazione, il legame che si viene a creare tra le persone online. Alle aziende quindi spetta il compito di capire queste nuove dinamiche ed entrare in relazione diretta ed empatica con le persone.
Sempre rimanendo in questo ambito, la sfida che lancia Giordano al mondo delle aziende è questa: quanto può giovare ai brand utilizzare metriche quantitative per misurare lo spazio delle relazioni? Ha certamente più senso concentrarsi su altri parametri qualitativi.
Un altro tema importante che Giordano vuole far emergere da questo incontro è quello della ridistribuzione del valore. Sempre di più le persone, attraverso la propria partecipazione e la creazione di contenuti, hanno consapevolezza di creare valore all’impresa. L’azienda oggi è pronta a pensare a meccanismi di ridistribuzione del valore? E in che termini?
Social media significa rapporti interpersonali, quindi il linguaggio utilizzato dai brand è essenziale. Nei social media le comunicazione stile spot pubblicitario non è accettabile. Occorre fare un discorso sul senso. E’ possibile sostenere il progetto di senso che la marca appoggia. Il sito aziendale a quel punto può essere utilizzato come un “hub” con la funzione di raccoglitore e contenitore di contenuti creati dagli utenti e dal brand. Dalla sua esperienza, Giordano suggerisce che il brand si deve porre come “piattaforma” di scambio e di incontro. Alle persone interessa il legame utente-utente, e il brand può essere un abilitatore e facilitatore di questi rapporti. Perché le aziende “lovemark” alla Apple sono davvero poche!
A conclusione dell’incontro i due relatori ci lasciano con due spunti su cui riflettere:
- Merlin Mann: i social media sono un investimento che noi facciamo e non una panacea per tutti i mali o per risolvere tutti i problemi aziendali.
- Alex Giordano: non c’è altra strada da percorrere che provare, ascoltare i feedback, ricalibrarsi e migliorarsi.
L’incontro è stato twittato live dal pubblico. E’ possibile raccogliere gli interventi e i commenti effettuati su Twitter utilizzando l’hashtag #SocialMediaMyths
Patrizia Re
Come sviluppare un business plan per la creazione di un’Applicazione Mobile
April 30, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Calendario, Guest Writing
Recentemente ho tenuto una docenza sul Mobile Marketing al Master in Social Media Marketing & Web Communication alla IULM. E’ sempre un piacere parlare e confrontarsi con persone giovani, preparate e motivate come quelle che ho trovato in aula; io ho provato a stimolarli invitandoli a cimentarsi con un’esercitazione. Il task proposto era il seguente:
“Immaginate di essere il Mobile Strategist (o più semplicemente il Direttore Marketing) di un’azienda X, che ha l’onore (o l’onere) di sviluppare un Business Plan per un’applicazione Mobile (in particolare per iPhone); come rispondereste a 10 domande che trovate nel documento che vi sto per consegnare?”
Ho suddiviso i partecipanti in 4 gruppi e ciascuno di essi ha ricevuto una busta dove all’interno vi era il nome di un’azienda su cui svolgere il progetto (scelte dal sottoscritto, Patrizia Re, Coordinatrice Didattica e Communication Manager del Master e Tommaso Sorchiotti, Tutor del Master di quest’anno).
Le aziende oggetto dell’esercitazione proposta sono state:
Trussardi
MTV
- Lidl
- Poste Italiane
Ecco i punti in sintesi presenti nel mio template Doc:
1. Nome dell’applicazione: come chiamerai la tua applicazione in modo che possa essere facilmente trovata nell’App Store?
2. Target Audience: definisci la tua target audience utilizzando per la segmentazione il modello Mobile Social Technographics descritto a lezione (superconnected, entertainers, communicators, talkers, inactives)
3. Mobile Value Proposition: qual è la proposta di valore associata all’applicazione? Offre qualcosa di utile, divertente, nuovo, differente, unico, esclusivo, innovativo..?
4. Obiettivi: quali obiettivi intendi raggiungere per la tua applicazione? Incremento di visibilità, generazione di lead, incremento di fatturato, raggiungere nuove fasce e segmenti di mercato, avvicinare e promuovere il brand mediante un nuovo canale, etc.?
5.Mobile experience model: utilizza il modello delle 6 C, descritto a lezione, per definire il corretto mix di ingredienti per la tua applicazione; le 6 C sono:
- Content
- Context
- Commerce
- Creativity
- Convenience
- Community
6. Mobile Benchmarking & SWOT: effettua un’analisi con applicazioni esistenti; ci sono applicazioni che soddisfano le medesime esigenze? Evidenzia punti di forza e debolezza della tua applicazione (es. Prezzo + competitivo, nuove funzionalità, contenuti dinamici, contestualizzazione, etc.)
7. Business Model: qual è il modello di business per l’applicazione? E’ coerente con obiettivi e target? Si prevedono update successivi e se sì saranno gratuiti o a pagamento? Si prevedono evoluzioni dell’applicazione (nuova applicazione con contenuti o servizi evoluti, acquisto in abbonamento di nuovi contenuti..) o creazione di nuove apps dopo la prima di lancio? Quali sono le strategie di pricing a supporto?
8. iPhone App su iTunes: crea la tua “Sales Page” su iTunes, scrivi i testi che descrivono la tua offerta, le funzionalità ed i servizi della tua applicazione; scegli con cura logo, screenshot, e tutte le info che vorrai pubblicare su iTunes.
9. iPhone app Marketing: in che modo promuoverai la tua applicazione? Qual è il marketing mix per la tua applicazione? Social, Buzz, Influencer marketing? Quali canali Social potresti utilizzare? Girerai un video di presentazione in anteprima? Utilizzerai un Mobile d Network come AdMob per pubblicizzarla?
10. Metriche e KPI per la tua app: mediante quali metriche misurerai il ritorno e l’efficacia della tua campagna di marketing per il lancio dell’applicazione? N° di download, vendite, contatti, Fatturato etc.?
Ecco il file con cui potete esercitarvi anche voi: IULM-esercitazione-Applicazione-Mobile
Se volete inviarmi i vostri elaborati (potete scegliere una delle 4 aziende), faremo poi un Webinar (data ancora da definirsi) in cui confronteremo i vostri lavori con quelli degli studenti del Master; potrebbe essere una bella iniziativa…vi aspetto!
Leonardo Bellini
Earth Day 2010: a Roma il GreenCamp dei giovani
April 21, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing, News
Pubblichiamo con piacere il post di Micaela Fiorito, studentessa della prima edizione di questo Master in Social Media Marketing & Web Communication, ora impegnata in diversi progetti di comunicazione digitale, tra cui il blog SustainabItaly che ha l’obiettivo di mappare le migliori realtà italiane che operano nel settore della sostenibilità così come gli enti e le aziende che adottano un approccio etico e responsabile alle proprie attività.
Micaela si è fatta promotrice a tutti gli effetti delle tematiche relative alla Sostenibilità Ambientale organizzando a Roma un “GreenCamp” che si terrà proprio il 22 aprile 2010, in concomitanza con la 40° Giornata Mondiale della Terra.
Augurando a Micaela ogni successo, attendiamo un suo riscontro post-evento sui temi discussi e sui risultati della giornata.
Il prossimo 22 aprile, milioni di persone in ben 175 Paesi festeggeranno la Giornata Mondiale della Terra con manifestazioni, meeting , eventi di ogni tipo e, soprattutto, con la voglia di celebrare la bellezza del pianeta che ci ospita e la sua importanza per la nostra vita.
L’ Earth Day è un’occorrenza nata nel 1970 negli Stati Uniti dalla volontà di un gruppo universitario di ricercatori ed ecologisti che volevano sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di tutelare e proteggere le risorse naturali a nostra disposizione.
Da allora, per ben 40 anni, questa celebrazione continua a ripetersi e sembra potersi definitivamente considerare al pari di un rito tradizionale, sia per i popoli occidentali che per quelli orientali.
Quest’anno, insieme a Nicolò Wojewoda, abbiamo deciso anche noi di contribuire a questa occasione organizzando un GreenCamp dedicato ai temi della Sostenibilità Ambientale.
L’evento nasce con l’intenzione di creare un’occasione di confronto e condivisione tra i giovani che hanno a cuore il futuro dell’ambiente e soprattutto buone idee in tema di sostenibilità.
Il GreenCamp si terrà a Roma
il 22 aprile 2010,
a partire dalle ore 10:00
in via Salaria 403 (sala riunioni – Villa Ada)
L’evento sarà realizzato nella forma di una conferenza aperta (tutti possono prenotare il loro intervento),
ed ha l’obiettivo di affrontare il tema dello Sviluppo Sostenibile su 3 dimensioni fondamentali:
1) Innovazione Tecnologica
2) Green Lifestyle e politiche ambientali
3) Comunicazione e Marketing
Durante la giornata sarà presentata la prima “GreenSurvey” dedicata ai giovani sul tema dello Sviluppo Sostenibile, e curata da Nicolò Wojewoda e Sustainab.Italy. I risultati del sondaggio saranno registrati sotto licenza Creative Commons (Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5) e condivisi con tutti i partecipanti registrati all’evento.
Inoltre, le opinioni raccolte saranno presentate da Nicolò Wojewoda durante la prossima riunione della Commissione per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che si terrà a New York dal 3 al 14 maggio 2010. Nicolò è stato invitato a partecipare ai lavori della Commissione come rappresentante del gruppo Children & Youth (unico rappresentante Italiano), e sarà con noi durante il GreenCamp per raccontarci la sua esperienza e i suoi obiettivi in vista della riunione.
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Agenda (scheduling provvisorio)
10:00 AM -> Registrazione dei Partecipanti
10:30 AM -> Apertura GreenCamp 2010
10:40 – 13:00 AM -> Speech dei Partecipanti
13:00 – 14:00 AM -> Lunch Time
14:00 – 16:00 -> Plenaria di chiusura lavori
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Il GreenCamp 2010 non ha sponsor. Il nostro evento ha l’unico obiettivo del confronto e del networking tra persone interessate al tema della Sostenibilità.
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Per iscriversi:
- Potete segnalare la vostra partecipazione anche su Facebook oppure iscrivervi direttamente qui
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Sono previste modalità di ascolto e di coinvolgimento attivo anche nei confronti di coloro che non potranno partecipare fisicamente all’evento attraverso questi canali:
Le proposte che riceveremo attraverso questi canali saranno citate e discusse durante il GreenCamp!
Redigeremo anche un Report Ufficiale del GreenCamp in cui saranno indicati tutti gli interventi realizzati, e gli esiti delle discussioni avviate nelle sessioni di confronto. Il report verrà condiviso con tutti i partecipanti e con chi avrà segnalato i temi di discussione.
Purtroppo non avremo una connessione internet tale da poter gestire una diretta streaming (ci sarebbe piaciuto tantissimo!!), ma ci sarà un live twitting su https://twitter.com/GreenCampRoma. Per intervenire, utilizzare l’hashtag: #GCR2010
Una Toscana per il viaggiatore2.0
April 7, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo, Guest Writing
Pubblichiamo un guest post scritto per il nostro blog da Mirko Lalli, Responsabile Marketing e Comunicazione di Fondazione Sistema Toscana nonché relatore del Master in Social Media Marketing & Web Communication di Scuola di Comunicazione IULM.
In uno scenario in cui oltre due terzi degli utenti internet frequentano almeno un Social Network l’impatto di tali abitudini sulla vita dei singoli individui, e degli stessi viaggiatori, sono irreversibili. Non è futuro, è presente: i Social Media sono uno dei principali canali di comunicazione e gestione delle relazioni personali.
La Regione Toscana attraverso la campagna “Voglio vivere così” ha interpretato tempestivamente questo scenario aprendosi alle innumerevoli opportunità offerte da un approccio strategico ai Social Network, equiparandoli agli altri media nella promozione del proprio territorio nel mondo.
Per raggiungere questo obiettivo, la campagna ha coinvolto i media tradizionali – stampa, tv – ma soprattutto le applicazioni più innovative del mondo di internet, rappresentando il primo esempio di utilizzo sinergico dei diversi mezzi di comunicazione nel settore turistico.
La strategia di comunicazione della Toscana, ideata e realizzata da Fondazione Sistema Toscana, punta dunque a riposizionare il territorio da Landmark a Lovemark, nel tentativo di far percepire, con modalità fortemente emozionali e personali, le diverse e affascinanti sfaccettature che caratterizzano questa terra: dal patrimonio artistico e culturale alla tradizione enogastronomica, dall’artigianato alla moda.
Il target a cui si rivolge è quello del viaggiatore, più che del turista, giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta più di nicchia e meno canonica, fruitore di internet e dei social network piuttosto che delle agenzie di viaggio tradizionali.
Il concept che sta dietro il nome “Voglio vivere così” indica una precisa scelta: quella di una Toscana non solo da visitare, ma da amare e da vivere, da scegliere come stile di vita e di benessere. Una Toscana bella non solo per l’enorme patrimonio culturale e artistico presente, ma per una somma di diversi fattori e per le esperienze, anche emozionali, che può offrire.
La campagna nasce e si pone come obiettivo anche quello di accompagnare il viaggiatore prima, dopo e durante il soggiorno in Toscana con tutte le informazioni e gli strumenti di cui ha bisogno ragionando in ottica multipiattaforma.
La campagna, per questo, è fatta di persone per le persone: è stata creato un social media team formato da 13 evangelist, che presidia ogni giorno più di 40 diversi social media e centinaia di blog, inondando di toscanità la rete, ascoltando le tendenze del web, intercettando i bisogni, le aspettative e le priorità del viaggiatore che vuole venire in Toscana.
In questo senso è prevista una serie di servizi web e mobile tra i quali un aggregatore del meglio dei contenuti generati dagli utenti dedicati alla Toscana, la mappa degli hotspot wifi, il social customer care, un servizio user generated dedicato agli eventi e l’applicazione di realtà aumentata per iPhone già in via di approvazione da parte di Apple.
Le attività si orientano principalmente al coinvolgimento del pubblico internazionale. Oltre il 60% degli utenti proviene da fuori Italia. Nei primi due mesi il team ha confezionato oltre 3.000 contenuti originali con l’obiettivo di stimolare le conversazioni, generando oltre 12.000 reazioni e interazioni con il pubblico all’interno dei 45 presidi stabili tematici tra i principali Social Network generalisti e verticali sul mondo del turismo.
Un’altra attività fondamentale è quella relativa all’ascolto della rete. Più di 3.000 fonti vengono costantemente monitorate per estrapolare pensieri e conversazioni in rete che riguardano la Toscana. L’analisi delle centinaia di migliaia di messaggi provenienti da tutto il mondo, serve come base per monitorare l’operato del Team e per scoprire nuove evidenze utili a migliorare la percezione dell’offerta turistica del territorio.
La strategia di comunicazione della campagna ha previsto fin dall’inizio la realizzazione di concorsi on line che privilegiano gli eventi meno noti al grande pubblico. Partecipare a queste manifestazioni per un turista straniero significa partecipare alla vita, alla cultura, allo stile e alla storia del territorio. In palio, infatti, ci sono viaggi, ingressi a musei, a concerti e soggiorni in molte località toscane. Il concorso a premi, essendo un sistema di comunicazione ad alto coinvolgimento emotivo, consente di dare immediata notorietà a livello internazionale a luoghi, avvenimenti, eventi anche meno conosciuti.
Alcuni numeri della campagna nei primi due mesi di attività a regime:
- Social network:
oltre 25 milioni di persone raggiunte tramite i social media
45 presidi stabili all’interno dei social network
- Portale del turismo, www.turismo.intoscana.it
400.000 visualizzazioni al giorno di contenuti relativi alla Toscana
1,2 milioni di contatti quotidiani
- Concorsi
24 concorsi
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Brand Reputation Online: in Rete vince il dialogo e non la censura
March 31, 2010 by Segreteria del Master
Categoria Diario di bordo
Vorrei condividere con voi una riflessione su come il concetto di brand reputation si sia evoluto con l’avvento della rete. Mi è capitato di imbattermi nella lettura di diversi casi di aziende che si sono esposte sul web senza però conoscerne le dinamiche e senza considerare i rischi a cui sarebbero potute andare incontro nel caso in cui le politiche adottate sia online che offline non fossero proprio corrette e trasparenti.
Molto dibattuto il caso John Ashfield. Protagonista Sybelle, che aveva postato sul suo blog un commento negativo su una campagna stampa di John Ashfield, seguito da un post anonimo che accusava l’azienda di produrre in Bangladesh e non in Irlanda e Scozia. Anziché risolvere la questione attraverso il dialogo e il confronto, l’azienda ha prima censurato il blog, e poi lo ha riattivato cancellando il post incriminato, tenendo Sybelle all’oscuro di tutto anziché cercare il dialogo con lei o con gli autori dei successivi post considerati infondati. L’azienda ha poi cercato di cavarsela scrivendo a Sybelle una lettera dai toni accusatori, insinuatori e offensivi, e postandola poi su tutti i blog che avevano discusso del caso, invece di rivolgersi direttamente e personalmente ai blogger, scatenando così molti commenti negativi in rete che non hanno di certo agevolato alla brand reputation dell’azienda.
Un altro caso di cattiva gestione delle relazioni online riguarda i lucchetti dell’azienda Kryptonite, che subì un grosso danno d’immagine a seguito di un post pubblicato su un forum, che svelava come aprire questi lucchetti utilizzando una penna Bic. Immediata la diffusione della notizia nella blogosfera, con tanto di video dimostrativi, e successivamente sui network televisivi statunitensi. Nessuna reazione da parte dell’azienda, che optò per il silenzio, e nel frattempo spese 10 milioni di dollari per sostituire i lucchetti difettosi, convinta che i suoi clienti non leggessero i blog. Invece per molto tempo googlando il nome dell’azienda comparivano ai primi posti della SERP articoli critici sul caso, cosa che non sarebbe successa se l’azienda avesse partecipato in modo costruttivo al dialogo.
Ultimo caso che vorrei condividere con voi riguarda Ryanair. Jason Roe scopre un bug nel sito della compagnia, che gli permette di prenotare voli a costo zero. Pubblica un post a proposito, e tra i commenti di stupore per la storica impresa, ne spicca uno anonimo di insulti che si scoprirà poi essere di un dipendente Ryanair, seguito a ruota da altri colleghi che pubblicano commenti aggressivi e maleducati. Ryanair, anziché intervenire ufficialmente per scusarsi e smorzare i toni, magari rimproverando lo staff, rilascia una dichiarazione al Times Online in cui definisce i blogger “lunatici e idioti”e si rifiuta di prestare attenzione alle conversazioni in rete. Grosso controsenso per un’azienda il cui core business è online. Per non perdere la faccia sarebbe bastato ringraziare Jason per la scoperta oppure, una volta scoppiato il dibattito, scusarsi ufficialmente e trasformare questa situazione negativa in un’opportunità di ascolto, confronto e dialogo.
Si deduce da casi come questi che censurare, minacciare, tacere e non ascoltare o non concedere diritto di parola al popolo online sono atteggiamenti sbagliati, soprattutto se un’azienda decide di esporsi sul web.
Ma allora, quali principi deve seguire un’azienda nella gestione della propria brand reputation online? Ecco uno schema esplicativo di quello che un’azienda dovrebbe fare:
- Monitorare: per comprendere come funziona l’ambiente del web 2.0 e le sue regole;
- Condividere con gli utenti informazioni, sia corporate che di prodotto, in tutta trasparenza;
- Partecipare attivamente alle conversazioni che la riguardano con un proprio blog o account sui social media o creando occasioni di dialogo e confronto diretto.
Numerose sono, d’altro canto, le aziende che in rete “ci hanno messo la faccia” in maniera consapevole e adottando il giusto approccio/atteggiamento. Citandone alcune: Barilla che “Nel Mulino che vorrei” riunisce i consumatori in una community in cui proporre, votare e condividere idee; ATAC, l’azienda romana di trasporti pubblici, che tramite un account twitter fornisce segnalazioni su deviazioni, guasti, traffico ponendosi in modo “umano” conversando e risolvendo dubbi; Ford che integrando i social media nella sua strategia di comunicazione sottolinea la trasparenza aziendale e dialoga con i clienti (Twitter viene usato in prima persona dal responsabile Ford per rafforzare il lato umano); ed infine Famiglia Cristiana, che con l’iniziativa “Il più simpatico del Vangelo” invita i lettori a votare il personaggio preferito attraverso un’apposita applicazione sulla sua pagina Facebook.
Ascoltare, dialogare, informare, stimolare, chiedere pareri e condividere è il modo giusto di porsi di fronte a quelli che non sono più solo consumatori ma prosumer, testimonial, dialogatori di esperienza di marca/prodotto. Perché la reputazione di un’azienda nasce dalle persone, ovvero dai clienti – e dai dipendenti – dell’azienda stessa.
E tu, conosci altri casi di successo/insuccesso di gestione della brand reputation in Rete? Condividili qui con noi.










