Conferenza di Foursquare a Bologna: la mia prima volta…da “Sindaco”!

Il 17 luglio, in una calda giornata estiva, si è svolta a Bologna la prima conferenza italiana dei sindaci di Foursquare (o 4sqr come abbreviano gli appassionati del social game).

60 “sindaci” (è lo status che, all’interno del gioco, viene assegnato alle persone che diventano in un certo senso ambasciatori di un luogo, battendo la concorrenza a suon di check-in) tra cui il sottoscritto in compagnia di altri miei compagni del Master in Social Media Marketing, si sono dati appuntamento per incontrarsi e discutere di Foursquare, non solo come strumento ludico e di social networking, ma anche delle sue potenzialità come ulteriore canale strategico di marketing per le aziende.

Prima conferenza di Foursquare a Bologna

Si è argomentato su svariati punti all’ordine del giorno, tra cui: la questione della privacy e la condivisione dei dati in rete; le possibilità di implementazione del servizio da ludico a strumento marketing-based; i punti di forza e di debolezza dello strumento; gli altri servizi basati sulla geo-localizzazione; una overview sugli applicativi social per servizi di CRM e controllo.

Importanti, a suffragio della quality experience della giornata, sono stati anche gli interventi dell’Assessore Palmiro Cangini (personaggio di Zelig interpretato da Paolo Cevoli) e soprattutto di Dennis Crowley, fondatore e CEO di Foursquare, il quale si è collegato in video-chat da New York, ha risposto alle nostre domande e ci ha dato qualche indizio sulle future strategie di sviluppo dell’applicazione.

E’ stata una giornata davvero ricca ed interessante di spunti dove ho avuto altresì modo di rivedere e/o conoscere persone con cui ero già in contatto o seguivo sui principali social media, come Luca Conti, Gianluca Diegoli, Marco Ziero e Stefano Mizzella, i quali hanno animato il pomeriggio con i loro interventi, le loro analisi e le loro proiezioni.

E che dire di più…a sottolineare il buon lavoro svolto dagli organizzatori e la risonanza che l’evento ha ricevuto sia online che offline, basta andare su google e fare una ricerca per #4sqconf per scoprire tutto quello che è successo prima, durante e dopo l’evento.

Vi lascio con questa domanda e un progetto embrionale: e se il passo successivo fosse l’Ambasciata? :-)

Roberto Rossi

L’uso dei social media da parte delle aziende italiane: Il SocialMediAbility delle aziende di Moda

July 7, 2010 by Segreteria del Master  
Categoria Diario di bordo, News

L’efficacia e il valore dei prodotti formativi è proporzionale alla capacità degli stessi di comprendere le necessità del mercato e i contesti culturali e occupazionali all’interno dei quali esso va a inserirsi. Questo è particolarmente vero quando si tratta di formazione “executive” dove i contenuti formativi sono connessi con i processi di innovazione.

E’ sulla base di questa convinzione che il Master in Social Media Marketing & Web Communication della Scuola di Comunicazione Iulm sta sviluppando una ricerca sui processi di adozione e sull’utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane.  Per superare i limiti di rappresentatività che penalizzano le rilevazioni basate sulle risposte ottenute dai sondaggi “lanciati” online (la forma che hanno molte indagini sul tema, italiane e straniere, tra cui alcune divenute molto note attraverso la rete), l’indagine ha una struttura complessa che si basa su tre fasi: analisi desk, sondaggio online e interviste cati.

La fase desk, attualmente in corso, prende in considerazione sei diversi settori: moda, alimentare, hospitality, servizi pubblici, banche e tecnologico. Per ciascun settore vengono analizzate 120 aziende (per un campione complessivo di 720 casi) ulteriormente segmentate per dimensioni (40 “grandi”, 40 “medie” e 40 “piccole”; l’attribuzione dimensionale viene effettuata in relazione ai dati di fatturato, con classi differenziate in relazione allo specifico di ciascun settore analizzato). Estraendo casualmente da ciascuna classe le 40 aziende da analizzare, l’indagine ricostruisce la presenza che le stesse si sono date (o non date) nel web e nei principali social media (Facebook, Youtube, Twitter, blog, Flickr, Linkedin).

Attraverso una scheda di analisi appositamente messa a punto, vengono valutati aspetti sia quantitativi che qualitativi della presenza social dell’azienda/brand (tra cui, ad esempio, il numero dei canali attivati, il tempo da cui lo sono, le attività dell’azienda sull’unità di tempo, il numero degli iscritti, ecc.) la cui ricomposizione sintetica consente di valutare le tre principali dimensioni sulla cui base si può valutare l’uso più o meno strategico dei social media da parte dell’azienda: orientamento 2.0, gestione, efficacia delle azioni adottate.

La misura di queste tre dimensioni permette di ricostruire quello che abbiamo definito l’indice di SocialMediAbility dell’azienda stessa. Rappresentabile graficamente sotto forma di un triangolo, l’indice SocialMediaAbility permette di ricostruire e rappresentare in maniera sintetica il livello di sviluppo delle attività di social media marketing messe in atto dalla singola azienda e di confrontarla con quella di altre aziende o dell’intero settore. Un esempio, tratto dai dati relativi al settore Moda, oltre a fornire importanti spunti di riflessione su come si sta sviluppando l’uso del social media marketing nei fashion brand italiani, può aiutare ad illustrare il modello di analisi adottato.

Le 120 aziende di settore analizzate (40 per ciascuna delle tre dimensioni considerate), distribuite su tutto il territorio nazionale, comprendevano naturalmente i principali brand presenti sullo scenario nazionale e globale di settore. Dai risultati raccolti emerge come:

  • nessuna azienda di piccole dimensioni faccia uso di social media;
  • solo il 10% di quelle medie ha attivati canali di comunicazione/relazione di questo tipo;
  • mentre sono già l’87,5% le aziende grandi attive in questo senso;
  • tuttavia, solo il 27% di queste ultime ha linkato gli ambienti social al sito del brand, a dimostrazione di un atteggiamento culturale nei confronti di questo genere di mezzi ancora in via di definizione e, per certi aspetti, ambivalente.

D’altra parte, è vero che le logiche “social” rappresentano un cambiamento radicale dei modelli di fare comunicazione e dunque, in un certo senso, di essere dell’azienda, che assume implicazioni specifiche e complesse nel caso dei fashion brand. Come il processo di “adozione” dei social media stia procedendo in maniera piuttosto eterogenea e non senza elementi di contraddizione all’interno del settore è ulteriormente dimostrato dal tipo di uso che i grandi brand fanno di tali mezzi, in molti casi davvero poco strategico e distonico rispetto alle logiche e alle grammatiche dei diversi canali social.

Indice_SocialMediAbility_settore_modaL’indice di SocialMediAbility relativo a 40 tra i principali fashion brand nazionali sintetizza in modo piuttosto efficace questa realtà: rispetto ai tre indicatori (Orientamento 2.0, Gestione ed Efficacia) valutati su una scala da 0 a 10, i punteggi medi ottenuti da tali aziende sono rispettivamente di 3, 2, 2, a dimostrazione di una qualche iniziale volontà ad affrontare tali ambienti, a cui tuttavia corrispondono pratiche di gestione ancora piuttosto embrionali e poco strategiche, scarsamente efficaci e poco in grado di tradursi in risultati di un qualche rilievo.

Il completamento di questa fase dell’indagine consentirà di sviluppare confronti tra i diversi settori e di valutare il significato dello scenario relativo al comparto moda da una prospettiva contestuale e di scenario.

Guido Di Fraia

Search Marketing: resoconto dell’evento The Google Show

Venerdì 25 giugno l’Università IULM ha ospitato The G Show, un seminario di una giornata organizzato da Seolab sulle potenzialità offerte dai motori di ricerca, a cui noi corsisti del Master in Social Media Marketing & Web Communication abbiamo partecipato. Non il solito corso su tecniche di indicizzazione e posizionamento dei siti,  ma un incontro dove, in perfetto stile 2.0, Michal Gawel, Mario Lupi e Robin Good, hanno parlato di motori di ricerca come generatori di valore per l’azienda.

SEO. Se è vero, come dice  Michal Gawel, che “Il programmatore del sito vive di programmazione, il responsabile marketing di scienza della comunicazione e il SEO di evoluzione” allora bisogna, a detta dello stesso Gawel, individuare le sinergie,  le relazioni aziendali e i modelli comunicativi, che permettono di sviluppare al meglio i progetti web aziendali. Non basta essere dei bravi SEO per posizionare un sito, né serve essere dei bravi programmatori, e nemmeno dei bravi grafici. Bisogna essere le tre cose insieme, bisogna saper combinare esigenze grafiche, estetiche, funzionali e promozionali con l’unico fine dell’ottimizzazione del sito.

Marketing predittivo. La grande mole di contenuti generati dalle persone, alimenta costantemente i database dei motori di ricerca. Allo stesso modo, l’abitudine alla condivisione delle informazioni, attraverso ”link”,” like” e “retweet”, sposta l’audience nel web e influenza il ranking. Detto con le parole di Mauro Lupi, responsabile area digital di Ammiro Partners, “I motori di ricerca siamo noi”. Se i motori sono gli utenti, analizzando  il  volume informativo che producono, possiamo capire quali sono gli interessi delle persone ed ottenere indicazioni utili per pianificare efficacemente l’advertising on line.

Google AdSense. Guadagnare attraverso la pubblicità sul proprio sito, è il tema sviluppato da Robin Good. Dall’individuazione del bisogno e della nicchia in cui operare, alla definizione di titoli-pagina e parole chiave, Good ha individuato i sei passi fondamentali da seguire per ottenere la massima visibilità su Google e sugli altri motori di ricerca, qui di seguito riassunti in modo molto efficace in soli 3 minuti.

Tre argomenti chiave, tre relatori d’eccezione, per veicolare un unico messaggio: Google non è solo  motore di ricerca, ma è motore di nuove  opportunità di business.  E sono queste opportunità che i relatori hanno saputo comunicare efficacemente, coinvolgendo la platea in una discussione partecipativa sul modello di un talk show … anzi di un Google Show.

E tu? Quali sono le tue esperienze alle prese con le strategie di search marketing per migliorare la visibilità del tuo sito/blog? Condividile qui con noi.

Cristina Rigutto